Le parole della finanza,
spiegate senza filtri.
I termini più usati in finanza, raccontati in modo diretto. Se incontri una parola in un articolo o in un simulatore e non sai cosa significa, cercala qui.
Strumenti di investimento23
Azione
Quota di proprietà di una società. Possedere un’azione significa essere comproprietari dell’impresa, con diritto a una parte degli utili (dividendi, se distribuiti) e al voto in assemblea. Il valore di un’azione dipende dalle aspettative future sui flussi di cassa della società e dal contesto di mercato. È uno strumento ad alta volatilità ma con il rendimento atteso più alto nel lungo periodo tra le grandi classi di attivo.
BOT
Un titolo di Stato italiano a breve termine, fino a un anno. Non paga cedole: il guadagno sta nella differenza tra il prezzo scontato a cui lo compri e il valore pieno che ti restituiscono a scadenza.
BTP (Buono del Tesoro Poliennale)
Obbligazione emessa dallo Stato italiano per finanziare il debito pubblico. Paga cedole semestrali a tasso fisso e rimborsa il capitale a scadenza. Esistono varianti come BTP Italia (indicizzato all’inflazione italiana), BTP€i (indicizzato all’inflazione europea), BTP Valore (riservato al retail). La tassazione delle cedole è al 12,5%, più bassa di quella delle azioni (26%).
Cedola
L’interesse periodico che un’obbligazione paga a chi la possiede, di solito ogni sei mesi o ogni anno. È come l’affitto che incassi per aver prestato i tuoi soldi: finché tieni il titolo la cedola arriva, e a scadenza ti torna anche il capitale prestato.
Cripto
Valute e attività digitali che vivono su registri condivisi, senza una banca centrale che le governa. Possono crescere molto ma oscillano in modo violento, quindi vanno trattate come una parte piccola e consapevole del patrimonio, non come un porto sicuro.
Derivato
Uno strumento il cui valore dipende dall’andamento di qualcos’altro, chiamato sottostante: un’azione, un indice, una materia prima. Serve a proteggersi o a puntare sui movimenti di prezzo. È potente e va maneggiato con competenza, perché amplifica sia i guadagni sia le perdite.
Dividendo
La parte di utili che una società decide di distribuire ai suoi azionisti. Non è garantito: se l’azienda guadagna e sceglie di condividere lo paga, se preferisce reinvestire tutto o va male può ridurlo o saltarlo. È uno dei due modi in cui un’azione ti fa guadagnare, insieme alla crescita del prezzo.
ETC
Un prodotto quotato che replica l’andamento di una materia prima o di un metallo, come oro o petrolio, senza doverli comprare fisicamente. Permette di esporsi a quei mercati restando dentro un normale conto titoli.
ETF (Exchange Traded Fund)
Fondo di investimento quotato in borsa che replica un indice (azionario, obbligazionario, di materie prime). Lo compri e vendi come un’azione, ha costi annui (TER) generalmente molto bassi (0,05%-0,5%) e una composizione trasparente: in ogni momento sai esattamente cosa contiene. È lo strumento standard per chi vuole esposizione a un mercato senza scegliere singoli titoli.
ETP
La famiglia generale dei prodotti quotati che replicano un indice o un’attività, e comprende ETF, ETC ed ETN. È il contenitore: le sigle più specifiche dicono cosa c’è dentro.
Fondo comune di investimento
Strumento di gestione collettiva del risparmio. Un gestore raccoglie capitale da molti investitori e lo investe secondo una strategia dichiarata. Si distingue tra fondi attivi (il gestore sceglie i titoli cercando di battere un indice di riferimento) e fondi passivi (replicano un indice). I fondi attivi hanno costi medi più alti (1-2,5% in Italia) e, statisticamente, la maggior parte non batte l’indice di riferimento al netto dei costi sul lungo periodo.
Gestione attiva e gestione passiva
Due filosofie opposte. Nella gestione attiva un gestore studia e sceglie i titoli cercando di fare meglio del mercato, e per questo costa di più. Nella gestione passiva ci si limita a replicare un indice, seguendo il mercato così com’è, con costi molto bassi. Sul lungo periodo battere il mercato è difficile, e i costi alti pesano sul risultato.
Gestione separata
Il contenitore in cui le compagnie assicurative investono i capitali di certe polizze, con regole prudenti e una rivalutazione graduale. Offre stabilità e protezione del capitale, in cambio di rendimenti contenuti.
Indice (azionario o obbligazionario)
Paniere statistico che misura l’andamento di un insieme di titoli. Esempi: FTSE MIB (40 maggiori titoli italiani), S&P 500 (500 maggiori titoli USA), MSCI World (oltre 1.500 titoli azionari globali nei paesi sviluppati). Un indice non è investibile direttamente, ma esistono ETF che lo replicano.
Liquidità
La parte del tuo denaro immediatamente disponibile, senza bisogno di vendere nulla e senza rischio di perderci: il contante e i soldi sul conto. Serve per le spese di tutti i giorni e per gli imprevisti. Rende poco o niente, ma il suo compito non è rendere, è essere pronta quando serve.
Obbligazione
Titolo di debito: chi la compra presta denaro all’emittente (Stato, azienda, sovranazionale) in cambio di cedole periodiche e rimborso del capitale a scadenza. Il rischio dipende dall’affidabilità creditizia dell’emittente e dalla durata. Generalmente meno volatile delle azioni ma con rendimento atteso inferiore.
Obbligazione convertibile
Un’obbligazione che dà la facoltà di trasformarsi in azioni della stessa società, a condizioni fissate in partenza. Unisce la cedola di un’obbligazione alla possibilità di partecipare alla crescita del titolo, e per questo di solito rende un po’ meno di un’obbligazione normale.
Obbligazione subordinata
Un’obbligazione che, se chi l’ha emessa va in difficoltà, viene rimborsata dopo le altre. In cambio di questo rischio in più paga un interesse più alto. È adatta a chi capisce bene cosa sta comprando, non a chi cerca soprattutto prudenza.
Portafoglio remunerato
Una soluzione che fa fruttare la liquidità ferma sul conto a un tasso concordato, restando facilmente disponibile. Utile per non lasciare i soldi a rendere zero, va sempre confrontato con i costi e con le alternative.
Private equity
Investire nel capitale di aziende non quotate in borsa, spesso per accompagnarne la crescita per alcuni anni. Promette rendimenti potenzialmente alti, ma immobilizza i soldi a lungo e non si può vendere quando si vuole.
Sottostante
L’attività da cui un derivato prende il suo valore: un’azione, un indice, una materia prima. Capire qual è il sottostante è il primo passo per capire davvero un derivato.
Titolo di Stato
Un prestito che fai allo Stato. Lo Stato incassa i tuoi soldi, ti paga un interesse periodico e te li restituisce alla scadenza. È considerato tra gli investimenti più prudenti quando lo Stato è solido, perché il rischio principale è che chi ha emesso il titolo non riesca a ripagare il debito.
Warrant
Un titolo che dà il diritto di comprare o vendere un’attività a un prezzo fissato, entro una certa data. Costa poco rispetto al sottostante, ma può perdere tutto il suo valore se la scommessa non si realizza entro la scadenza.
Metriche e indicatori15
Benchmark
L’indice di riferimento con cui confronti un investimento per capire se sta andando bene davvero. Battere il proprio benchmark al netto dei costi è ciò che distingue un buon risultato da uno solo apparente.
Beta
Misura della sensibilità di un titolo rispetto al mercato di riferimento. Beta = 1: il titolo si muove come il mercato. Beta > 1: amplifica i movimenti (più volatile). Beta < 1: smorza i movimenti (più difensivo). Beta negativo: si muove in direzione opposta. Utile per capire come si comporta uno strumento durante le oscillazioni di mercato.
CAGR (Compound Annual Growth Rate)
Tasso di crescita annuo composto. È il rendimento medio annualizzato che, applicato in modo composto al capitale iniziale, produce il valore finale osservato. Permette di confrontare rendimenti su orizzonti diversi: dire che un investimento ha reso “il 100% in 10 anni” è meno informativo di dire “CAGR del 7,18% annuo”. Formula: (V_finale / V_iniziale)^(1/anni) – 1.
Capitalizzazione
Quanto vale in tutto una società in borsa. Si calcola moltiplicando il prezzo di una singola azione per il numero totale di azioni. È il modo più rapido per capire se hai davanti un colosso o una piccola impresa.
Duration
Misura della sensibilità del prezzo di un’obbligazione (o di un portafoglio obbligazionario) alle variazioni dei tassi di interesse. Una duration di 7 significa che, semplificando, un aumento dei tassi dell’1% farà scendere il prezzo del bond di circa il 7%. Più lunga la scadenza residua, maggiore la duration, maggiore la sensibilità ai tassi.
Information ratio
Misura quanto valore un gestore ha aggiunto rispetto al suo indice, in rapporto al rischio in più che si è preso per ottenerlo. Più è alto, più quel di più è frutto di bravura e non di fortuna.
P/E (Price/Earnings)
Rapporto prezzo-utili: quanto stai pagando ogni euro di utile annuo dell’azienda. Un P/E di 20 significa che pagare 20 euro per ogni euro di utile annuo. Più alto il P/E, più “cara” è l’azienda rispetto agli utili (o più alte le aspettative di crescita futura). Va contestualizzato per settore e fase storica.
Rating
Il giudizio sulla solidità di chi emette un’obbligazione, cioè sulla sua capacità di ripagare il debito. Più il rating è alto, più l’emittente è considerato affidabile, e di solito più basso è l’interesse che deve offrire.
Rendimento netto e lordo
Il lordo è il guadagno prima di togliere costi e tasse, il netto è quello che ti resta davvero in tasca. È la differenza tra il prezzo sul cartellino e quello che paghi alla cassa: guarda sempre il netto, perché è l’unico numero che conta per te.
Sharpe ratio
Misura quanto rendimento hai ottenuto per ogni unità di rischio sopportata. Serve a confrontare investimenti diversi su un piano equo: non conta solo quanto rende, ma quanto ti fa ballare per renderlo.
Tasso di interesse
Il prezzo del denaro nel tempo. Indica quanto rende prestare denaro o quanto costa farselo prestare, espresso in percentuale all’anno. Quando i tassi salgono, prendere a prestito costa di più e i nuovi titoli rendono di più; quando scendono, succede il contrario.
TER (Total Expense Ratio)
Costo totale annuo di un fondo o ETF espresso come percentuale del capitale gestito. Include commissioni di gestione, costi amministrativi, custodia, audit. Viene sottratto automaticamente dal valore del fondo, non lo vedi addebitato. Sul lungo periodo i costi pesano in modo significativo: 1% di costi annui su 30 anni erode circa il 26% del capitale finale rispetto a un fondo equivalente a costi zero.
Tracking error
Quanto un fondo si discosta dall’indice che dovrebbe seguire. Se è basso il fondo replica bene il suo riferimento, se è alto se ne allontana, nel bene e nel male. Per un prodotto che promette di seguire un indice, un tracking error contenuto è un segno di qualità.
Yield (rendimento)
Rendimento di uno strumento finanziario. Per un’obbligazione, lo yield to maturity (rendimento a scadenza) è il rendimento annualizzato che otterrai tenendola fino alla fine. Per un’azione, il dividend yield è il rapporto tra dividendi distribuiti negli ultimi 12 mesi e il prezzo corrente.
Strategie e concetti15
Asset allocation
Suddivisione del capitale tra classi di attivo diverse (azioni, obbligazioni, immobiliare, materie prime, liquidità). È la decisione più importante per il rendimento e il rischio del portafoglio nel lungo periodo, più della selezione dei singoli strumenti. Va calibrata sull’orizzonte temporale e sulla tolleranza al rischio di chi investe.
Capitale e rendimento
Il capitale è il seme, cioè i soldi che metti. Il rendimento è il frutto, cioè quello che quei soldi producono nel tempo. Tenere distinte le due cose è fondamentale: il capitale va protetto, il rendimento è il premio per aver avuto pazienza e per esserti preso un rischio misurato.
Commissioni
Quanto costa investire: le spese che chi gestisce o vende un prodotto trattiene per il proprio lavoro. Sembrano piccole percentuali, ma negli anni si mangiano una fetta importante del risultato. Un costo basso non garantisce di guadagnare, ma è una delle poche cose che puoi controllare davvero in partenza.
Compounding (interesse composto)
Effetto per cui gli interessi maturati producono a loro volta interessi, generando una crescita esponenziale del capitale nel lungo periodo. Einstein lo chiamava “l’ottava meraviglia del mondo”. Esempio: 10.000 EUR al 7% annuo diventano 19.672 EUR in 10 anni, 76.123 EUR in 30 anni. La maggior parte della crescita arriva nell’ultimo terzo del periodo.
Costo opportunità
Valore di ciò a cui rinunci quando scegli un’alternativa. Tenere 50.000 EUR sul conto corrente per 10 anni ha un costo opportunità: il rendimento che avresti potuto ottenere investendoli. Non è denaro “perso” in senso letterale, ma è valore non generato. È un concetto chiave per valutare le scelte di liquidità.
Diversificazione
Distribuzione del capitale tra strumenti, settori, aree geografiche e classi di attivo poco correlati, per ridurre il rischio specifico. Non elimina il rischio sistemico (quello del mercato nel suo complesso), ma riduce l’impatto delle crisi su singole aziende o settori. “Non mettere tutte le uova nello stesso paniere” tradotto in finanza.
Fondo di emergenza
Una somma da parte, ferma e liquida, che copre alcuni mesi delle tue spese in caso di imprevisti: una spesa medica, un guasto, la perdita del lavoro. È il primo mattone prima di investire, perché ti evita di dover vendere gli investimenti nel momento peggiore solo perché ti servono soldi subito.
Inflazione
L’aumento generale dei prezzi nel tempo. Erode il potere d’acquisto: se i prezzi salgono e i tuoi soldi restano fermi, con la stessa cifra domani compri meno di oggi. Per questo lasciare tutto sul conto, all’apparenza prudente, in realtà fa perdere valore in silenzio.
Interesse semplice
L’interesse calcolato sempre e solo sul capitale di partenza, uguale ogni anno. È il cugino povero dell’interesse composto, dove invece anche gli interessi producono altri interessi. Serve soprattutto per capire, per contrasto, quanta differenza fa il composto sul lungo periodo.
Mercato primario e secondario
Sul mercato primario un titolo nasce e viene venduto la prima volta da chi lo emette. Sul mercato secondario passa di mano tra investitori, ed è lì che si formano i prezzi di ogni giorno.
PAC (Piano di Accumulo del Capitale)
Strategia di investimento basata su versamenti periodici (tipicamente mensili) di un importo fisso. Permette di mediare i prezzi di ingresso nel tempo, costruire disciplina e ridurre il peso del “timing” di mercato. Il simulatore PAC mostra l’effetto del tempo e dei costi sul capitale finale.
Paywall
Il muro a pagamento che su molti siti blocca i contenuti finché non ti abboni. Dire che un sito è senza paywall significa che tutto è accessibile gratuitamente, senza parti riservate a chi paga.
PIC (Piano di Investimento del Capitale)
Opposto del PAC: investimento di una somma una tantum in unico versamento. Sul lungo periodo storicamente performa meglio del PAC (più tempo di mercato = più rendimento composto), ma espone tutto il capitale alla volatilità fin da subito.
Portafoglio
L’insieme di tutti i tuoi investimenti visti come un’unica squadra. Quello che conta non è il singolo titolo, ma come le parti lavorano insieme: si compensano, si bilanciano e nel complesso disegnano il tuo livello di rischio.
Ribilanciamento
Operazione periodica di riallineamento dei pesi delle classi di attivo agli obiettivi iniziali. Se l’azionario è cresciuto e ora pesa il 70% invece del 60% target, si vende una parte e si compra obbligazionario per tornare al mix originale. Sembra controintuitivo (vendere ciò che cresce), ma è disciplina: vendere alto, comprare basso, in modo sistematico.
Rischio e rendimento
Le due facce della stessa medaglia. Più speri di guadagnare, più devi accettare che le cose possano andare storte lungo la strada. Non esiste un investimento che renda molto senza rischio: se qualcuno te lo promette, è proprio il momento di diffidare.
Rischi e volatilità9
Correlazione
Quanto due investimenti si muovono insieme. Se sono poco o per nulla correlati, quando uno scende l’altro può tenere: è questo il motore che fa funzionare la diversificazione.
Drawdown
Perdita massima registrata da un punto di massimo (picco) al successivo punto di minimo (valle). Il maximum drawdown di uno strumento sul lungo periodo è una misura più realistica del rischio di quanto non sia la volatilità: ti dice quanto in basso può andare prima di risalire. L’S&P 500 nel 2008 ha avuto un drawdown del -57%.
Leva finanziaria
Usare denaro preso a prestito per investire più di quanto possiedi, moltiplicando sia i guadagni sia le perdite. Amplifica i risultati in entrambe le direzioni, quindi va usata con misura e piena consapevolezza.
Orizzonte temporale
Il tempo per cui puoi lasciare i soldi investiti senza averne bisogno. Più è lungo, più puoi sopportare gli alti e bassi, perché hai modo di recuperare le discese. Lo stesso investimento può essere rischioso su un anno e ragionevole su dieci: qui il tempo è un alleato, non un nemico.
Perdita reale e perdita virtuale
Una perdita è virtuale, o sulla carta, quando il valore è sceso ma tu non hai venduto: il prezzo può ancora risalire. Diventa reale solo nel momento in cui vendi in perdita, trasformando un calo temporaneo in un danno definitivo. Capire questa differenza aiuta a non farsi prendere dal panico quando il mercato scende.
Rischio sistemico vs specifico
Rischio sistemico (o di mercato): legato all’andamento generale dell’economia e dei mercati, non eliminabile con la diversificazione. Rischio specifico: legato al singolo titolo o settore (un’azienda fallisce, un settore entra in crisi), eliminabile o ridotto con la diversificazione. Acquistare un ETF su un indice ampio annulla il rischio specifico ma lascia intatto quello sistemico.
Spread
Differenza tra due valori. Tre usi comuni: spread BTP-Bund (differenza di rendimento tra titolo di Stato italiano e tedesco di pari scadenza, misura del rischio percepito dell’Italia); spread denaro-lettera (differenza tra prezzo di acquisto e vendita di uno strumento, costo implicito di transazione); spread creditizio (differenza tra rendimento di un bond corporate e bond risk-free di pari scadenza).
Stop loss
Ordine preimpostato di vendita a un determinato prezzo, sotto al prezzo di acquisto, per limitare le perdite. Strumento utilizzato soprattutto nel trading di breve periodo. Per un investitore di lungo periodo con asset allocation diversificata, gli stop loss generalmente non hanno senso: vendere sui ribassi cristallizza le perdite e impedisce di partecipare al recupero successivo.
Volatilità
Misura dell’ampiezza delle oscillazioni del prezzo di uno strumento, generalmente espressa come deviazione standard annualizzata. Una volatilità del 15% significa che, in un anno tipico, ci si può aspettare un’oscillazione di circa ±15% rispetto al rendimento medio. Volatilità ≠ rischio reale di perdita: due strumenti con stessa volatilità possono avere rischi di lungo periodo molto diversi.
Analisi e operatività11
Analisi fondamentale
Lo studio del valore reale di un’azienda a partire dai suoi conti e dal suo business: utili, debiti, prospettive. Cerca di capire quanto vale davvero un titolo, al di là di quanto lo paga oggi il mercato.
Analisi qualitativa
La valutazione degli aspetti non numerici di un’azienda: la qualità di chi la guida, il vantaggio competitivo, il settore. Completa i numeri con il giudizio, perché non tutto ciò che conta si misura.
Analisi quantitativa
L’uso di dati e modelli matematici per studiare i mercati e decidere in modo sistematico, riducendo il peso delle emozioni. Funziona finché i dati sono buoni e finché il mondo si comporta come nel passato.
Analisi tecnica
Lo studio dei grafici di prezzo e volume per cogliere tendenze e punti di svolta. Non guarda il valore dell’azienda, ma il comportamento del mercato. È uno strumento tra tanti, utile con disciplina e senza pretendere che indovini il futuro.
Analisi volumetrica
Lo studio dei volumi di scambio per misurare la forza dietro i movimenti di prezzo. Aiuta a distinguere uno spunto convinto da uno passeggero.
Long
Comprare un’attività puntando sul suo rialzo: è la posizione classica dell’investitore, guadagni se il prezzo sale.
Resistenza
Lo specchio del supporto: un livello dove la salita tende a frenare, perché aumentano i venditori. Quando un prezzo lo supera con decisione, spesso quella resistenza diventa il nuovo supporto.
Short
La posizione opposta al long: si guadagna se il prezzo scende. È una tecnica avanzata, perché se il prezzo invece sale le perdite possono diventare molto ampie.
Supporto
Un livello di prezzo dove storicamente la discesa tende a fermarsi, perché tornano i compratori. Non è una garanzia, ma un punto che in molti osservano per decidere.
Take profit
Un livello di prezzo a cui decidi in anticipo di vendere per incassare il guadagno. È il gemello dello stop loss: uno ti protegge dalle perdite, l’altro mette al sicuro i profitti.
Volumi
Quante quote vengono scambiate in un certo periodo. Dicono se un movimento di prezzo è sostenuto da partecipazione vera: un rialzo con volumi alti convince più di uno con pochi scambi.
Fiscalità e regimi5
PIR conforme e non conforme
Un PIR è conforme quando rispetta tutte le regole che danno diritto al vantaggio fiscale: tipo di strumenti, limiti e durata minima. Se una di queste condizioni salta, diventa non conforme e perde l’agevolazione.
PIR ordinario e alternativo
Due contenitori che investono nell’economia reale italiana con un forte vantaggio fiscale, se mantenuti per alcuni anni. L’ordinario è pensato per il piccolo risparmiatore con limiti annui contenuti, l’alternativo per importi più alti e investimenti meno liquidi.
Regime amministrato
Il regime fiscale in cui è la banca o l’intermediario a calcolare e versare le tasse sui tuoi guadagni, operazione per operazione. Comodo, perché non devi pensarci in dichiarazione, e ti mantiene anonimo verso il fisco.
Regime dichiarativo
Il regime in cui sei tu a dichiarare guadagni e perdite nella dichiarazione dei redditi e a versare le imposte. Dà più libertà e una visione d’insieme, ma richiede più attenzione e ordine.
Risparmio gestito
Il regime in cui le tasse si calcolano sul risultato complessivo della gestione, anno per anno, e non sulla singola operazione. Tipico delle gestioni patrimoniali, permette di compensare guadagni e perdite dentro lo stesso contenitore.
Quadro normativo12
Adeguatezza
La verifica che un investimento sia adatto a te quando ricevi una consulenza: in linea con i tuoi obiettivi, la tua situazione e la tua capacità di sopportare le perdite. È una tutela pensata per evitare che ti venga proposto qualcosa di non adatto.
Appropriatezza
Un controllo più leggero dell’adeguatezza, che scatta quando operi senza consulenza: serve a capire se hai le conoscenze e l’esperienza per comprendere il prodotto che stai comprando.
Conflitto di interesse
Quando chi ti dà un consiglio ha anche un interesse a venderti qualcosa, i due ruoli possono entrare in tensione. Non significa per forza che agisca in malafede, ma è giusto sapere come viene pagato chi ti consiglia, perché questo può influenzare cosa ti propone.
Consulente finanziario autonomo (indipendente)
Consulente iscritto all’Albo OCF nella sezione “autonomi”. Non riceve commissioni dagli emittenti dei prodotti che consiglia (no retrocessioni), è pagato solo dal cliente tramite parcella. Ha un obbligo normativo di trasparenza sui conflitti di interesse e deve dichiararsi “indipendente” solo se rispetta determinati requisiti previsti dalla normativa MiFID II.
Consulente per l’offerta fuori sede
Il professionista iscritto all’albo che può proporti investimenti anche fuori dalla sede della banca o della società, per esempio a casa tua. Opera per conto di un intermediario e deve seguire regole precise pensate a tua tutela.
Execution-only
La modalità “solo esecuzione”: la banca o il broker esegue l’ordine che dai, senza valutare se lo strumento è adatto o appropriato per te. È il fai-da-te puro, in cui tutta la responsabilità della scelta resta sulle tue spalle.
Incentivi (retrocessioni)
I compensi che un intermediario può riconoscere a chi colloca i suoi prodotti, spesso come quota delle commissioni (le cosiddette retrocessioni). Sono leciti, ma la normativa ne impone la comunicazione al cliente: vanno dichiarati con trasparenza, perché possono influenzare cosa ti viene proposto.
ISIN (International Securities Identification Number)
Codice alfanumerico di 12 caratteri che identifica univocamente uno strumento finanziario a livello internazionale. Il prefisso indica il paese di emissione (IT per l’Italia, US per gli Stati Uniti, LU per il Lussemburgo, IE per l’Irlanda). Conoscere l’ISIN serve a evitare confusione tra strumenti simili: due ETF possono avere lo stesso indice di riferimento ma ISIN diversi, con differenze importanti su costi, distribuzione/accumulazione, tassazione.
KID
Un documento breve e standardizzato che riassume un prodotto finanziario: cos’è, quali rischi corre, quanto costa e quali scenari di rendimento ha. Va letto prima di firmare, perché mette le informazioni chiave su una pagina sola.
MiFID II
Direttiva europea sui mercati degli strumenti finanziari, in vigore dal 2018. Tra le novità più rilevanti per il risparmiatore: trasparenza obbligatoria sui costi totali del servizio di investimento (forniti annualmente dall’intermediario), classificazione obbligatoria del profilo di rischio del cliente, regole più stringenti su consulenza indipendente e non indipendente, divieto di incentivi nascosti nella consulenza indipendente.
OCF (Organismo di vigilanza e tenuta dell’Albo unico dei Consulenti Finanziari)
Organismo che tiene l’Albo dei Consulenti Finanziari in Italia e amministra l’esame per l’iscrizione. Tre sezioni dell’albo: consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede (legati a intermediari), consulenti finanziari autonomi (indipendenti, persone fisiche), società di consulenza finanziaria. Verificare l’iscrizione di un consulente è fattibile gratuitamente sul sito ocf.it.
Profilo di rischio
La fotografia di quanto rischio puoi e vuoi sopportare, costruita con un questionario che guarda la tua situazione, i tuoi obiettivi, il tuo tempo e le tue reazioni alle perdite. Serve a far sì che gli investimenti proposti siano adatti a te, e non semplicemente quelli che rendono di più sulla carta.
Prospetto informativo
Il documento ufficiale e completo che descrive un investimento prima che venga offerto al pubblico: caratteristiche, rischi, costi e regole. È più corposo del KID, ed è la fonte da cui tutto il resto deriva.
Rendiconto
Il documento che riepiloga, a intervalli regolari, com’è composto il tuo investimento e come è andato: quanto hai versato, quanto vale oggi, quali costi hai sostenuto. È lo strumento per controllare con i tuoi occhi, senza dover credere sulla parola.
Metti alla prova quello che hai letto con i simulatori pertinenti a questo tema.
Le tappe del Sentiero che spiegano le basi dietro questo argomento.