Progetto editoriale di educazione finanziaria

Strumento educativo

Simulatore di portafoglio

Uno strumento didattico per capire l’anatomia di un portafoglio di esempio: rendimento, volatilità e perdite massime, calcolati in euro su dati storici reali degli ultimi vent’anni.

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Perché ho costruito questo strumento

Ho passato anni a leggere bilanci e flussi di cassa prima di guardare i mercati. Una cosa l’ho imparata: le decisioni migliori non nascono dalle previsioni, nascono dal capire come si comportano le cose nel tempo.

Quando si parla di portafogli vedo spesso due atteggiamenti opposti: chi cerca la formula magica e chi rinuncia del tutto a capire. In mezzo c’è uno spazio enorme: guardare i dati, farsi domande, misurare quanto rischio serve per il rendimento che si cerca. Capire come si comporta un portafoglio è utile sia che tu voglia fare da solo, sia che tu preferisca affidarti a un professionista: in entrambi i casi scegli con più consapevolezza e fai le domande giuste.

Questo strumento nasce per quello spazio. Non ti dice cosa comprare: ti mostra come un’allocazione si sarebbe comportata negli ultimi vent’anni, con i suoi anni buoni e le sue cadute. Perché un conto è leggere che “i mercati a volte scendono”, un altro è vedere quanto, e per quanto tempo.

Usalo per farti domande migliori. Le risposte definitive arrivano dalla tua situazione concreta e, se serve, dal confronto con un professionista.

A cosa serve

A ragionare sull’allocazione prima di decidere, con i numeri al posto delle impressioni: quanto rischio stai prendendo per il rendimento che cerchi, e come si comporta un portafoglio nelle fasi difficili.

Non è consulenza né una raccomandazione personalizzata. Serve a farsi domande migliori.

Per chi è utile

Per chi vuole capire la logica dietro un’allocazione senza scorciatoie. Non indica cosa comprare: mette a fuoco le domande giuste, così quando ti confronti con un professionista parti da basi solide.

Come funziona

  1. Scegli un profilo di rischio, dal prudente all’aggressivo, con un’allocazione di esempio.
  2. Personalizza gli strumenti: indici, ETF, obbligazioni, titoli di Stato, materie prime.
  3. Imposta importo iniziale, versamento mensile (PAC) e orizzonte temporale, fino a vent’anni.
  4. Leggi rendimento annuo, volatilità, perdita massima e confronto con benchmark e portafogli noti.
  5. Esporta il report in PDF o i dati in CSV.

Dati e metodo

Serie storiche adjusted close usate come proxy pratico del rendimento totale, convertite in euro per un confronto coerente tra strumenti in valute diverse. Non sono inclusi la fiscalità e tutti i costi di negoziazione. I risultati passati non sono indicativi di quelli futuri.

Il simulatore

Piave Capital

Simulatore di portafoglio

Parti da un profilo di rischio, personalizza gli strumenti e simula i risultati degli ultimi 20 anni. Uno strumento per ragionare sull’allocazione, non per ricevere raccomandazioni.

Fonte dati in caricamento
Contenuto a fini esclusivamente educativi e informativi. Non costituisce consulenza in materia di investimenti né raccomandazioni personalizzate ai sensi di MiFID II/TUF.
Aggiornamento prezzi
Fonte dati locale in verifica. Se piave-market-data.js contiene serie reali, il simulatore le usa automaticamente senza chiamare Yahoo dal browser.
1 · Profilo di rischio

Allocazione
Profilo effettivo dell’allocazione

2 · Seleziona o personalizza gli strumenti
Filtra gli strumenti che coprono l’orizzonte selezionato.
⚠ Le cripto-attività sono ad altissima volatilità e accorciano la finestra storica comune della simulazione. La loro presenza qui è puramente illustrativa e non costituisce una raccomandazione.
3 · Portafoglio selezionato
Totale pesi: 0%
4 · Parametri della simulazione
Strategia
Costi degli strumenti
Portafoglio ottimizzato

Piave Capital

Report di portafoglio

Analisi di allocazione, rischio e rendimento storico

Data report
Fonte dati
Profilo effettivo
Sintesi iniziale
Allocazione dichiarata
Variabili considerate
Risultati della simulazione

Portafoglio

Lettura didattica del portafoglio
Sintesi automatica a fini educativi: evidenzia coerenza, rischi principali e punti da verificare prima di interpretare i risultati.
Fiscalità stimata della simulazione
Calcolo semplificato: separa titoli di Stato, strumenti finanziari ordinari e cripto-attività. Non sostituisce il calcolo fiscale reale del regime amministrato o dichiarativo.
Crescita del capitale investito
Componenti del risultato finale
Attribuzione stimata del risultato: mostra quali strumenti hanno generato più utile o perdita nella simulazione.
Protezione del portafoglio nei mesi difficili
Misura indicativa: stima quali strumenti hanno aiutato a contenere le perdite nei mesi in cui il portafoglio o il benchmark erano negativi.
Drawdown · profondità e durata delle perdite
Confronta la profondità delle perdite del portafoglio con quella del benchmark.
Drawdown benchmark
Rendimenti per anno solare
Migliori e peggiori mesi/anno
Classifica dei primi 5 mesi migliori e dei primi 5 mesi peggiori del portafoglio simulato.
Portafoglio a confronto con benchmark
Confronto con portafogli noti
Modelli indicativi replicati con gli strumenti disponibili nella bozza. Servono come confronto didattico, non come proposta di investimento.
Lettura del periodo

Avvertenze. Simulazione a fini esclusivamente educativi e informativi. Non costituisce consulenza in materia di investimenti, raccomandazione personalizzata, sollecitazione né offerta di prodotti finanziari ai sensi di MiFID II/TUF e del regolamento Consob. I risultati passati non sono indicativi dei risultati futuri. La simulazione utilizza serie storiche adjusted close, usate come proxy pratico del rendimento totale, raccordate agli ETF reali, e non include la fiscalità né tutti i costi di negoziazione. Le decisioni di investimento richiedono la valutazione di un soggetto autorizzato o iscritto all’Albo OCF e delle circostanze individuali. Investire comporta il rischio di perdita, anche totale, del capitale.

Il simulatore distingue tra serie reali caricate dal file dati/API e, solo in assenza di dati, serie provvisorie non operative. Verificare sempre la fonte e la data di aggiornamento prima di qualsiasi uso operativo.

Come leggere i risultati

Rendimento annuo composto (CAGR)

Quanto è cresciuto in media il portafoglio ogni anno, interesse composto incluso. Un 7% annuo su vent’anni non è una linea retta: è la media di anni a +20% e anni a -15%.

Volatilità

Quanto i risultati oscillano attorno alla media. Più è alta, più il viaggio è movimentato, anche quando la destinazione è buona.

Perdita massima (drawdown)

La peggiore caduta dal punto più alto al successivo punto più basso. È il numero da guardare due volte: dice quanto avresti dovuto sopportare senza vendere. Chi vende nel punto peggiore trasforma una perdita temporanea in una definitiva.

Indice di Sharpe

Il rendimento ottenuto per ogni unità di rischio. A parità di rendimento, è migliore il portafoglio che ti avrebbe fatto dormire di più.

Domande frequenti

I dati sono reali?

Sì. Serie storiche mensili di mercato (prezzi rettificati per dividendi e frazionamenti), fino a vent’anni dove disponibili, aggiornate periodicamente.

Perché i risultati sono in euro?

Perché è la valuta in cui vivi e investi. Un indice può salire nella sua valuta e rendere molto meno in euro se quella valuta si indebolisce: convertire tutto in euro rende i confronti onesti. È anche il motivo per cui alcuni grafici qui differiscono da quelli che vedi altrove in valuta locale.

Perché il mio ETF non c’è?

Lo strumento copre 249 strumenti rappresentativi di indici, obbligazioni, materie prime e altro. Se ne usi uno che manca, scrivimi dalla pagina contatti: se i dati sono disponibili, lo aggiungo.

È una consulenza?

No. È uno strumento educativo: non tiene conto della tua situazione e non produce raccomandazioni personalizzate. Per quello serve un professionista che ti conosca.

I rendimenti passati si ripeteranno?

No, e nessuno strumento serio può prometterlo. Il passato serve a capire il comportamento di un portafoglio (quanto oscilla, quanto cade, quanto ci mette a recuperare), non a prevedere il futuro.

Costi e tasse sono inclusi?

Il TER degli strumenti sì. La stima fiscale è semplificata e indicativa. Non sono inclusi bolli, commissioni di negoziazione e altri costi del tuo intermediario: nel mondo reale i risultati sarebbero un po’ più bassi.

Posso salvare i risultati?

Sì: report in PDF oppure dati in CSV, dai pulsanti in fondo al simulatore.

Contenuto a fini esclusivamente educativi e informativi. Non costituisce consulenza in materia di investimenti né raccomandazioni personalizzate ai sensi di MiFID II e del TUF. Investire comporta il rischio di perdita, anche totale, del capitale.

In sintesi

Cosa abbiamo capito da questa simulazione

Un simulatore non serve a indovinare il futuro. Serve a capire come si comportano i soldi quando vengono investiti, quali forze entrano in gioco e quali errori si ripetono più spesso. Quello che segue non è un consiglio su cosa fare con i tuoi risparmi, ma un insieme di lezioni che emergono dai numeri, valide per chiunque voglia imparare a ragionare con la testa e non con la pancia. Tocca ogni voce per aprirla.

1. Il cambio valutario ha un peso reale

Quando compri uno strumento legato a una valuta diversa dall’euro (il dollaro, la sterlina e così via), il tuo risultato finale dipende anche da quanto vale quella valuta rispetto all’euro nel momento in cui converti. Lo stesso investimento può rendere di più o di meno solo per effetto del cambio, senza che il prezzo dello strumento sia cambiato. È un fattore che a volte aiuta e a volte penalizza: non è un nemico, ma va conosciuto, perché chi lo ignora si stupisce dei risultati senza capirne il motivo.

2. La fiscalità conta e non è uguale per tutti gli strumenti

In Italia i guadagni da investimento vengono tassati, ma con aliquote diverse a seconda del tipo di strumento. I titoli di Stato (e quelli equiparati) godono di una tassazione agevolata, più bassa. Azioni, obbligazioni societarie ed ETF seguono l’aliquota ordinaria sui rendimenti finanziari. Le criptovalute hanno regole proprie, in evoluzione, e in genere meno favorevoli. Due investimenti che sulla carta rendono uguale possono lasciarti in tasca cifre diverse una volta pagate le imposte. Capire la fiscalità non è un dettaglio da commercialisti: è parte del rendimento vero, quello che resta.

3. La diversificazione protegge nei periodi difficili

Diversificare significa non mettere tutto in un’unica cosa, ma distribuire su attività diverse (azioni, obbligazioni, materie prime, aree geografiche differenti). Il vantaggio si vede soprattutto quando i mercati vanno male: se una parte del portafoglio scende, un’altra può tenere o salire, e la caduta complessiva risulta più dolce. Non elimina il rischio e non garantisce guadagni, ma rende il viaggio meno brusco e aiuta a non vendere nel panico. È uno dei pochi pasti gratis che esistono in finanza: riduce le oscillazioni senza costare quasi nulla.

4. Ribilanciare in continuazione spesso porta più costi che benefici

Ribilanciare vuol dire riportare ogni tanto il portafoglio alle proporzioni di partenza (per esempio vendere un po’ di ciò che è cresciuto troppo e ricomprare ciò che è sceso). Farlo con buon senso, una o due volte l’anno, può avere senso. Farlo di continuo, inseguendo ogni movimento, di solito genera costi di negoziazione, tasse anticipate sui guadagni e fatica, senza migliorare davvero il risultato. Spesso la versione lasciata in pace del portafoglio se la cava bene quanto quella movimentata in continuazione, e a volte meglio.

5. Concentrare troppo raramente è la strategia migliore

Puntare quasi tutto su un singolo titolo, settore o tema può dare grandi soddisfazioni se va bene, ma espone a perdite molto pesanti se va male. La concentrazione amplifica sia i guadagni sia i danni, e basta una scelta sbagliata per compromettere anni di pazienza. Distribuire il rischio rinuncia a una parte del sogno, ma allontana l’incubo. Per la maggior parte delle persone, vivere con oscillazioni sopportabili vale più di una scommessa che potrebbe non ripagare.

6. Si possono eguagliare, e a volte battere, i portafogli dei più grandi investitori

Il simulatore mette a confronto la tua allocazione con alcune strategie celebri di gestori e investitori famosi. Scoprire che un portafoglio semplice, fatto con pochi strumenti a basso costo, regge il confronto con i grandi nomi è una lezione importante: per ottenere buoni risultati non servono formule segrete né accesso a strumenti esclusivi. Servono metodo, costanza e disciplina, che sono alla portata di chiunque. Questo non vuol dire che superare sempre i migliori sia facile o garantito, ma che il divario non è incolmabile come sembra.

7. I cali profondi esistono davvero, ed è qui che conta la testa

Il drawdown è la perdita massima dal punto più alto al punto più basso di un periodo: è quanto avresti dovuto sopportare nel momento peggiore senza vendere. Il simulatore lo mostra perché è reale e fa parte del gioco: anche i portafogli che alla fine hanno guadagnato hanno attraversato fasi in cui sembravano in perdita. La differenza tra chi raccoglie i frutti e chi no spesso non sta nei numeri, ma nella psicologia. L’obiettivo non deve cambiare quando cambia il vento. Barra dritta verso la meta: si decide la rotta quando il mare è calmo, non durante la tempesta.

8. Nel lungo periodo i mercati hanno storicamente premiato la pazienza

Guardando indietro, chi è rimasto investito a lungo in portafogli ben diversificati ha quasi sempre visto il capitale crescere, nonostante crisi, guerre e recessioni lungo il cammino. Questa è una tendenza storica robusta, non una garanzia: i risultati passati non assicurano quelli futuri e nessuno può promettere un rendimento. Ma il messaggio educativo è chiaro: il tempo lavora a favore di chi sa aspettare, e l’impazienza è uno dei nemici più costosi.

9. Il tempo è l’alleato più potente

Più lungo è l’orizzonte, più le oscillazioni di breve termine vengono assorbite e contano meno. Un anno negativo, su vent’anni di percorso, diventa una piccola onda dentro una marea. Per questo la domanda «tra quanti anni mi servono questi soldi?» è più importante di quasi ogni altra: cambia completamente il modo in cui ha senso ragionare.

10. L’interesse composto è la forza silenziosa

I guadagni, se reinvestiti, producono a loro volta altri guadagni, e così via. All’inizio sembra poca cosa, ma con il passare degli anni l’effetto accelera, come una palla di neve che rotola. Buona parte del risultato finale di una simulazione lunga nasce proprio da questo meccanismo, non da singoli colpi fortunati.

11. I costi piccoli diventano grandi con il tempo

Ogni strumento ha dei costi annui (per gli ETF si chiama TER, una piccola percentuale trattenuta ogni anno). Sembrano cifre minuscole, ma applicate per vent’anni e sottratte all’interesse composto erodono una fetta importante del risultato. Tenere d’occhio i costi è uno dei pochi vantaggi che dipendono davvero da te, non dai mercati.

12. Investire un po’ alla volta riduce il rischio di sbagliare il momento

Mettere una somma fissa a intervalli regolari (il cosiddetto piano di accumulo) fa sì che tu compri sia quando i prezzi sono alti sia quando sono bassi, ottenendo un prezzo medio nel tempo. Questo non massimizza il guadagno in ogni scenario, ma toglie l’ansia di dover indovinare il giorno perfetto per entrare, che è una delle cose più difficili in assoluto.

13. Oscillare non significa perdere

La volatilità misura quanto i valori ballano attorno alla media. Un portafoglio che oscilla molto non è un portafoglio in perdita: la perdita diventa reale solo se vendi mentre sei in basso. Confondere «il valore è sceso oggi» con «ho perso dei soldi» porta a vendere nel momento sbagliato. Finché non vendi, una caduta è sulla carta.

14. Più rendimento si spera, più oscillazioni si devono sopportare

Rischio e rendimento camminano insieme. Non esiste lo strumento che rende molto senza mai muoversi: se qualcuno te lo promette, è il momento di diffidare. Accettare oscillazioni maggiori è il prezzo da pagare per puntare a rendimenti più alti, e va fatto solo nella misura in cui si riesce a dormire la notte.

15. La media annua non è una linea retta

Un rendimento medio del 7% all’anno non vuol dire più 7% ogni anno. È la media di anni a più 20% e anni a meno 15%. Aspettarsi una crescita regolare e poi trovarsi davanti agli alti e bassi reali è una delle delusioni più comuni di chi inizia. La media racconta la destinazione, non il viaggio.

16. Indovinare i momenti giusti è molto più difficile di quanto sembri

Entrare e uscire cercando di prendere i minimi e i massimi (il cosiddetto market timing) richiede di azzeccare due volte: quando uscire e quando rientrare. Gli studi e la storia mostrano che pochissimi ci riescono con costanza, e che restare investiti batte quasi sempre il continuo entra ed esci. Spesso i giorni migliori dei mercati arrivano a sorpresa, proprio dopo i peggiori, e chi è uscito li perde.

17. L’inflazione lavora contro i soldi fermi

Lasciare tutto sul conto sembra la scelta più sicura, ma anche restare liquidi ha un costo nascosto: l’inflazione riduce ogni anno quanto puoi comprare con la stessa cifra. La sicurezza apparente del non investo è anch’essa una scelta con conseguenze, non l’assenza di scelta.

18. Oro e materie prime hanno un ruolo diverso dagli altri

Strumenti come l’oro tendono a comportarsi in modo non allineato rispetto ad azioni e obbligazioni: a volte salgono proprio quando il resto scende. Per questo possono aiutare a smorzare le oscillazioni complessive. Non sono lì per arricchire da soli, ma per dare equilibrio al portafoglio, come un contrappeso.

19. I dati storici sono una guida, non una promessa

Tutto ciò che vedi nel simulatore si basa su serie storiche reali, cioè su ciò che è davvero accaduto. È prezioso per imparare e per farsi un’idea, ma il passato non si ripete mai identico. Va usato per costruire ragionamenti solidi, non per aspettarsi che domani vada esattamente come ieri.

20. La semplicità spesso batte la complessità

Non serve un portafoglio complicato, pieno di strumenti esotici, per ottenere buoni risultati. Spesso poche scelte chiare, a basso costo e ben diversificate, fanno meglio di costruzioni complicate che è difficile capire e seguire nel tempo. Ciò che capisci, lo mantieni con disciplina. Ciò che non capisci, prima o poi lo abbandoni nel momento sbagliato.

21. Conoscere se stessi conta quanto conoscere i mercati

L’investitore più pericoloso per i tuoi risparmi spesso sei tu, quando lasci che paura ed entusiasmo decidano al posto della testa. Sapere quanto rischio riesci davvero a sopportare, e costruire un percorso adatto al tuo carattere oltre che ai tuoi obiettivi, vale più di qualunque previsione. Lo strumento ti dà i numeri. La calma e la coerenza le metti tu.

Questa sezione ha uno scopo esclusivamente educativo e informativo. Non è un consiglio di investimento né una raccomandazione personalizzata: serve a farti domande migliori. Le risposte definitive nascono dalla tua situazione concreta e, quando serve, dal confronto con un professionista abilitato.