Progetto editoriale di educazione finanziaria

Guida ai Principali Indici Azionari Mondiali

Piave Capital · Risorse

L’atlante degli indici azionari mondiali

Ogni indice è il ritratto di un’economia: cosa misura, come è costruito e cosa possiedi davvero quando lo compri attraverso un ETF. Sei tavole, dal Nord America al mondo intero.

6aree geografiche
80+indici descritti
4metodologie di calcolo

Gli indici azionari sono il termometro dei mercati finanziari globali. Rappresentano un paniere di titoli quotati selezionati secondo criteri precisi, capitalizzazione di mercato, liquidità, settore di appartenenza, e sintetizzano in un unico valore l’andamento di un’intera borsa, di un settore o di un’economia. Per investitori, gestori patrimoniali e operatori finanziari, conoscere la composizione e la metodologia degli indici è fondamentale: significa comprendere a cosa si è realmente esposti quando si acquista un ETF, si valuta un benchmark o si analizza l’andamento di un mercato.

Questa guida propone una disamina sistematica dei principali indici azionari mondiali, organizzata per area geografica. Per ciascun indice: numero di componenti, metodologia di calcolo, settori prevalenti, un po’ di storia e il ruolo nell’ecosistema finanziario. Usa la ricerca o le tavole colorate per saltare dove ti serve.

La piu diffusaPonderati per capitalizzazione

Il peso di ciascun titolo è proporzionale al valore di mercato delle azioni disponibili al pubblico (free-float). È la metodologia più diffusa al mondo: S&P 500, FTSE MIB, DAX, Euro Stoxx 50.

I sopravvissuti storiciPonderati per prezzo

Il peso dipende dal prezzo nominale dell’azione. Sono pochi e storici, su tutti il Dow Jones Industrial Average e il Nikkei 225.

Tutti ugualiEquipesati

Ogni componente ha lo stesso peso, ribilanciato periodicamente.

Guardano i bilanciFondamentali

Il peso si basa su parametri di bilancio: utili, dividendi, fatturato.

Nord America

Il mercato che pesa piu di tutti: dagli indici storici di Wall Street alle small cap che misurano l’economia reale.
12 indici
US

Stati Uniti d’America

Il mercato azionario statunitense rappresenta circa il 60% della capitalizzazione mondiale ed è il punto di riferimento globale per investitori istituzionali e retail.

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S&P 500

500 titoliCap-weighted free-floatNYSE + Nasdaq

L’indice di riferimento per eccellenza del mercato americano. Comprende 500 società tra le più capitalizzate quotate su NYSE e Nasdaq. È ponderato per capitalizzazione free-float e copre circa l’80% della capitalizzazione del mercato azionario statunitense. Tra le sue componenti: Apple, Microsoft, Nvidia, Amazon, Alphabet, Meta, Tesla, Berkshire Hathaway, JPMorgan Chase ed Eli Lilly.

L’indice nasce nel 1957 per mano di Standard & Poor’s, e da allora l’ammissione è decisa da un comitato sulla base di capitalizzazione, liquidità e redditività: per entrare servono utili positivi, non basta essere grandi. Essendo ponderato per capitalizzazione, i giganti pesano moltissimo: quando si parla di concentrazione del mercato americano, si parla di questo indice. Su di esso poggiano i futures, le opzioni e gli ETF più scambiati del pianeta: per la maggior parte degli investitori del mondo, “il mercato” è l’S&P 500.

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Dow Jones Industrial Average

30 blue chipPrice-weightedDal 1896

Il più antico indice ancora in uso (1896). Comprende 30 società blue chip statunitensi, selezionate discrezionalmente dal Wall Street Journal. È ponderato per prezzo, non per capitalizzazione, una metodologia oggi considerata anacronistica ma mantenuta per continuità storica. Tra i componenti: UnitedHealth, Goldman Sachs, Microsoft, Home Depot, Caterpillar, Visa, McDonald’s, Boeing, Coca-Cola e Johnson & Johnson.

Lo creò Charles Dow nel 1896 con dodici titoli industriali; oggi la parola “Industrial” è un residuo storico, visto che dentro convivono banche, software e distribuzione. La ponderazione per prezzo produce un paradosso che va capito: un titolo da 500 dollari pesa più di uno da 50, anche se la seconda azienda vale il doppio in borsa. È il motivo per cui i professionisti lo considerano un simbolo più che un benchmark: racconta la storia di Wall Street, ma la misura la fanno altri indici.

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Nasdaq Composite

Oltre 3.000 titoliCap-weightedTermometro tech

Include praticamente tutte le società quotate sul Nasdaq, oltre 3.000 titoli. È fortemente sbilanciato sul settore tecnologico, motivo per cui viene utilizzato come termometro del comparto tech globale.

Il Nasdaq nasce nel 1971 come prima borsa interamente elettronica al mondo, e il Composite la fotografa per intero, comprese moltissime società piccole e giovani: per questo è strutturalmente più volatile dell’S&P 500. La sua storia contiene anche la lezione più dura dei mercati moderni: dopo lo scoppio della bolla dot-com del 2000 impiegò circa quindici anni per rivedere quei massimi. Chi lo compra oggi compra innovazione, ma anche l’escursione emotiva che l’innovazione si porta dietro.

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Nasdaq 100

100 titoliNon finanziariETF: QQQ

Le 100 maggiori società non finanziarie quotate sul Nasdaq. Include le “Magnificent Seven” (Apple, Microsoft, Nvidia, Amazon, Alphabet, Meta, Tesla) e nomi come Broadcom, Costco, Netflix, Adobe e ASML. Il QQQ è l’ETF più conosciuto che lo replica.

Lanciato nel 1985, esclude per regolamento le società finanziarie. È l’indice growth per eccellenza: sensibile ai tassi di interesse più di ogni altro grande benchmark, perché il valore delle sue aziende vive di utili attesi lontani nel tempo. Quando la concentrazione dei primi titoli supera le soglie regolamentari, il gestore interviene con ribilanciamenti straordinari, come accaduto nel 2023: un dettaglio che dice quanto pesino ormai le prime posizioni.

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Russell 2000

2.000 small capCap-weightedEconomia domestica

Il riferimento globale per le small cap americane: contiene le 2.000 società più piccole del Russell 3000. È un termometro cruciale per misurare la salute dell’economia domestica statunitense, poiché le società che lo compongono sono mediamente più dipendenti dal mercato interno e più sensibili al ciclo del credito rispetto alle multinazionali dell’S&P 500.

Nato nel 1984 in casa Russell (oggi FTSE Russell), viene ricostituito ogni anno a giugno, un appuntamento seguito da tutta Wall Street per i flussi che genera. Le sue duemila piccole aziende hanno più debito, margini più sottili e una quota rilevante di società in perdita: per questo amplifica il ciclo economico, nel bene e nel male. Quando sale insieme agli indici maggiori, il rialzo è considerato sano e diffuso; quando resta indietro, è spesso un segnale di mercato trainato da pochi giganti.

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Altri indici USA rilevanti

4 famiglie

La famiglia Russell si ricostituisce ogni giugno con criteri meccanici e trasparenti, mentre il Wilshire 5000, nato nel 1974, resta il tentativo più ambizioso di misurare il mercato americano nella sua interezza.

Russell 1000le 1.000 società USA a maggiore capitalizzazione, oltre il 90% del mercato.
Russell 3000rappresenta il 98% del mercato investibile americano.
Wilshire 5000mira a coprire la totalità delle azioni quotate negli Stati Uniti.
S&P MidCap 400 e SmallCap 600completano la famiglia S&P sui segmenti mid e small cap.
CA

Canada

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S&P/TSX Composite

Circa 230 titoli70% del mercatoToronto

Il principale indice della Toronto Stock Exchange, copre circa il 70% della capitalizzazione del mercato canadese con circa 230 titoli. Storicamente sbilanciato verso i settori energetico, materie prime e finanziario, con colossi bancari come Royal Bank of Canada e Toronto-Dominion Bank, e società energetiche come Enbridge, Canadian Natural Resources e Suncor.

È un indice che respira con le materie prime: petrolio, gas, oro e rame ne muovono una parte rilevante, il che lo rende una esposizione indiretta al ciclo globale delle commodity. Il listino di Toronto ospita anche centinaia di piccole società minerarie esplorative, ma nell’indice contano i colossi bancari, tra i più solidi e regolamentati al mondo.

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S&P/TSX 60

60 titoliBenchmark ETF e derivati

Le 60 maggiori società canadesi per capitalizzazione e liquidità. Benchmark di riferimento per ETF e derivati dedicati al Canada.

La versione concentrata del mercato canadese, su cui poggiano i futures e i principali ETF: è il modo più liquido per prendere posizione sul Canada.

Europa

Dal FTSE MIB agli indici paneuropei: un continente, molte borse, pesi settoriali molto diversi.
28 indici
IT

Italia

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FTSE MIB

40 titoliCap-weightedEuronext Milan

Il principale indice della Borsa Italiana, gestito da Euronext. Comprende le 40 società italiane a maggiore capitalizzazione quotate su Euronext Milan, tra cui Enel, ENI, Intesa Sanpaolo, UniCredit, Stellantis, Ferrari e Mediobanca.

Nasce nel 2003 come S&P/MIB e prende il nome attuale nel 2009, dopo il passaggio di Borsa Italiana sotto il gruppo della borsa di Londra; oggi è gestito da Euronext, con revisioni trimestrali. Il forte peso di banche, utility ed energia gli dà una caratteristica precisa: un rendimento da dividendi storicamente tra i più alti d’Europa. Il rovescio della medaglia è la scarsità di tecnologia: chi compra l’Italia compra valore e cedole, non crescita.

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FTSE Italia All-Share

220-240 titoli95% del mercato

Include tutte le società italiane quotate su Euronext Milan con adeguata liquidità, circa 220-240 titoli. Copre oltre il 95% della capitalizzazione del mercato italiano.

È la somma dei segmenti MIB, Mid e Small: il benchmark naturale per i fondi che investono sull’azionario italiano nel suo complesso.

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FTSE Italia Mid Cap

60 titoliSotto il FTSE MIB

Le 60 società a media capitalizzazione del mercato italiano, immediatamente sotto il FTSE MIB.

È il segmento dove abita gran parte del made in Italy quotato: aziende industriali esportatrici, spesso leader mondiali di nicchia. Meno liquido del MIB, ha beneficiato in modo visibile dei flussi dei fondi PIR, che per legge devono investire una quota proprio fuori dal listino principale.

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FTSE Italia Small Cap

Piccole capitalizzazioni

Indice delle piccole capitalizzazioni italiane, comprende le società non incluse nei segmenti superiori.

Il territorio della liquidità sottile: spread più larghi e scambi ridotti impongono prudenza operativa, perché entrare e uscire ha un costo reale che i grandi indici non conoscono.

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FTSE Italia STAR

Circa 80 societàRequisiti di governance

Segmento dedicato alle medie imprese italiane con requisiti elevati di liquidità, trasparenza e governance. Circa 80 società, spesso considerate il vivaio delle future componenti del FTSE MIB.

STAR sta per Segmento Titoli con Alti Requisiti, ed esiste dal 2001: flottante minimo, governance rafforzata e comunicazione finanziaria anche in inglese. Nel tempo si è guadagnato una reputazione di qualità, tanto da essere considerato il vivaio naturale del listino principale.

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FTSE Italia Growth

PMI innovative

Il segmento di crescita della borsa italiana, dedicato a PMI innovative con capitalizzazione contenuta.

È l’indice del mercato Euronext Growth Milan, l’ex AIM Italia: requisiti di quotazione semplificati pensati per le PMI. Il rischio di liquidità qui è la variabile dominante: molti titoli scambiano poche migliaia di euro al giorno.

UK

Regno Unito

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FTSE 100

100 titoliCap-weightedLondra

Le 100 maggiori società quotate alla London Stock Exchange. Include Shell, BP, HSBC, AstraZeneca, Unilever, Rio Tinto, Anglo American, British American Tobacco. Fortemente esposto a energia, finanza, materie prime e farmaceutica.

Parte il 3 gennaio 1984 con base 1.000 punti, e il soprannome “Footsie” è entrato nel linguaggio comune. La sua caratteristica più importante è controintuitiva: le multinazionali che lo compongono generano gran parte dei ricavi fuori dal Regno Unito, quindi una sterlina debole spesso lo fa salire, perché gonfia il valore in sterline degli utili esteri. È il motivo per cui non va letto come termometro dell’economia britannica.

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FTSE 250

250 titoliEconomia domestica UK

Le 250 società immediatamente sotto il FTSE 100. Considerato un indicatore più accurato dell’economia britannica interna, poiché le aziende che lo compongono sono mediamente più orientate al mercato nazionale.

Il vero termometro domestico è questo: società più legate a consumi, servizi e immobiliare interni. Chi vuole capire come sta l’economia britannica guarda qui, non il FTSE 100.

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FTSE 350 e FTSE All-Share

98-99% del mercato UK

Il FTSE 350 combina FTSE 100 e FTSE 250. Il FTSE All-Share copre circa il 98-99% della capitalizzazione del mercato britannico.

Sono i benchmark di riferimento per i fondi che investono sul mercato britannico nel suo insieme.

DE

Germania

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DAX 40

40 titoliTotal returnFrancoforte

Esteso da 30 a 40 componenti nel settembre 2021. Caratteristica rilevante: è un total return index che include il reinvestimento dei dividendi, il che lo rende strutturalmente più alto rispetto a indici price-only comparabili. Tra i pesi principali: SAP, Siemens, Allianz, Deutsche Telekom, BASF, BMW, Mercedes-Benz, Volkswagen, Munich Re, Airbus.

Nasce nel 1988 con base 1.000, calcolato sulla piattaforma Xetra di Francoforte. L’allargamento del 2021 da 30 a 40 componenti arrivò dopo il crollo Wirecard, insieme a nuovi requisiti di redditività per l’ammissione: una riforma nata da uno scandalo. Resta l’unico grande indice europeo la cui versione principale è total return: nei confronti storici con gli altri listini, questo dettaglio vale punti percentuali interi.

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MDAX, SDAX e TecDAX

3 segmenti

Sotto il DAX la Germania è organizzata come una piramide ordinata: media, piccola capitalizzazione e tecnologia hanno ciascuna il proprio indice.

MDAXle 50 società a media capitalizzazione immediatamente sotto il DAX 40.
SDAXle 70 società a piccola capitalizzazione tedesche.
TecDAXi 30 maggiori titoli tecnologici tedeschi.
FR

Francia

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CAC 40

40 titoliEuronext ParisLusso in primo piano

Le 40 società francesi a maggiore capitalizzazione su Euronext Paris. Dominato da lusso (LVMH, Hermès, L’Oréal, Kering), energia (TotalEnergies), aerospazio (Airbus, Safran, Thales) e finanza (BNP Paribas, AXA). L’esposizione al lusso lo rende particolarmente sensibile alla domanda cinese.

Nasce nel 1987 con base 1.000; la sigla sta per Cotation Assistée en Continu, la quotazione continua assistita che all’epoca era una novità. Un comitato lo rivede ogni trimestre. La sua anima è il lusso: è l’unico grande indice al mondo dove borse, profumi e champagne pesano quanto le banche, e questo lo lega alla salute del consumatore asiatico più di qualunque altro listino europeo.

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CAC Next 20

20 titoliIl vivaio del CAC 40

Le 20 società francesi immediatamente sotto il CAC 40, considerate il vivaio delle future componenti del principale indice francese.

L’anticamera ufficiale del CAC 40: chi entra qui è candidato alla promozione.

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SBF 120

120 titoliBenchmark fondi attivi

Estensione del CAC 40 a 120 società. Benchmark di riferimento per molti fondi attivi sull’azionario francese.

La versione estesa del mercato francese, usata come benchmark dalla gestione attiva.

ES

Spagna

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IBEX 35

35 titoliMadridEsposizione LatAm

Le 35 società spagnole più liquide quotate alla Bolsa de Madrid. Dominato da banche (Santander, BBVA, CaixaBank), utility (Iberdrola, Endesa) e telecomunicazioni (Telefónica). Significativa esposizione all’America Latina attraverso le banche e le utility spagnole.

In calcolo dal 1992, ponderato per capitalizzazione con correttivi sul flottante. La sua particolarità è geografica: le grandi banche e utility spagnole hanno metà del cuore in America Latina, quindi l’indice si muove anche con il real brasiliano e il peso messicano. Comprare Madrid significa, in parte, comprare l’altra sponda dell’Atlantico.

NL

Paesi Bassi

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AEX

25 titoliEuronext Amsterdam

Le 25 maggiori società su Euronext Amsterdam. Include ASML (semiconduttori), Shell, Stellantis, ING, Heineken, Philips, NN Group, Wolters Kluwer.

Lanciato nel 1983, è tra i più antichi indici nazionali d’Europa. Oggi è dominato da ASML, il monopolista mondiale delle macchine per litografia dei chip: di fatto, una parte dell’AEX è una scommessa sui semiconduttori globali travestita da indice olandese.

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AMX

25 mid cap

Le 25 società a media capitalizzazione di Euronext Amsterdam, immediatamente sotto l’AEX.

Il gradino delle medie capitalizzazioni di Amsterdam, subito sotto l’AEX.

CH

Svizzera

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SMI (Swiss Market Index)

20 titoliDifensivoSIX Zurigo

Le 20 maggiori società alla SIX Swiss Exchange. Dominato da Nestlé, Novartis e Roche, che insieme rappresentano oltre il 50% dell’indice. La forte componente farmaceutica e alimentare lo rende strutturalmente difensivo.

Nasce nel 1988 con base 1.500. Con Nestlé, Novartis e Roche a fare da spina dorsale, è l’indice difensivo per eccellenza del continente: alimentare e farmaceutica non smettono di vendere nemmeno in recessione. Aggiungi il franco svizzero, bene rifugio storico, e capisci perché nelle fasi di stress i capitali cercano Zurigo.

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SPI (Swiss Performance Index)

Oltre 200 titoli

Include praticamente tutte le società svizzere quotate alla SIX, oltre 200 titoli.

La fotografia completa del mercato elvetico, oltre duecento società.

BE

Belgio

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BEL 20

20 titoliEuronext Brussels

L’indice principale di Euronext Brussels: 20 titoli a maggiore capitalizzazione. Tra i componenti: AB InBev, KBC, UCB, Solvay, Umicore e Ageas.

In calcolo dal 1991 con base 1.000. Il peso storico di AB InBev, il più grande produttore di birra al mondo, ne ha a lungo dettato l’umore.

SCAN

Scandinavia

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I quattro listini del Nord

4 paesi

Mercati piccoli per dimensione ma popolati da campioni globali: la Danimarca in particolare ha visto Novo Nordisk diventare per capitalizzazione una delle maggiori società europee, con un peso dominante sul proprio listino.

OMX Stockholm 30, SveziaAtlas Copco, Investor AB, Volvo, Ericsson, H&M, AstraZeneca.
OMX Helsinki 25, FinlandiaNokia, Sampo, Kone, UPM-Kymmene, Nordea.
OMX Copenhagen 25, DanimarcaNovo Nordisk, Ørsted, Maersk, Carlsberg, DSV.
OBX Index, Norvegia25 titoli più liquidi alla Borsa di Oslo, dominato da Equinor e DNB Bank.
ALTRI

Austria, Portogallo, Irlanda, Polonia

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Gli altri listini europei

4 paesi

Listini periferici e a liquidità ridotta, che però ospitano nomi tutt’altro che periferici: dal low cost di Ryanair all’e-commerce polacco di Allegro.

ATX, Austria20 titoli della Wiener Börse. Include Erste Group, OMV, Voestalpine.
PSI 20, PortogalloEuronext Lisbon, include Galp, EDP e Jerónimo Martins.
ISEQ 20, IrlandaBorsa di Dublino, con CRH, Ryanair, Bank of Ireland.
WIG20, Polonia20 maggiori società di Varsavia, dominato da PKO Bank Polski, PKN Orlen e Allegro.
PAN-EU

Indici paneuropei

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Euro Stoxx 50

50 titoliEurozonaRiferimento derivati

Le 50 maggiori società dell’Eurozona. Benchmark di riferimento per i derivati sull’azionario europeo, con prevalenza di Francia e Germania.

Lanciato nel 1998 in vista dell’arrivo dell’euro, è il sottostante di alcuni dei futures e delle opzioni più scambiati d’Europa. Attenzione al perimetro: solo Eurozona, quindi niente Regno Unito e niente Svizzera. Chi lo confonde con “l’Europa” si perde Londra e Zurigo per strada.

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Stoxx Europe 600

600 titoli17 paesi90% free-float europeo

600 società di 17 paesi europei (UE, UK e Svizzera). Copre circa il 90% della capitalizzazione free-float europea. Il benchmark più usato per la gestione attiva pan-europea.

È l’equivalente europeo dell’S&P 500 per la gestione professionale: seicento società di diciassette paesi, Regno Unito e Svizzera compresi. La distinzione con l’Euro Stoxx 50 non è un cavillo: cambia radicalmente cosa possiedi.

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Stoxx Europe 50

50 titoliInclude UK e Svizzera

Le 50 maggiori società europee allargate, incluso UK, Svizzera e paesi non Eurozona.

La versione allargata a cinquanta titoli con UK e Svizzera: meno usata del fratello dell’Eurozona, ma più rappresentativa del continente intero.

Asia-Pacifico

Tokyo, Shanghai, Hong Kong, Mumbai, Sydney: la regione piu variegata per metodologie e accesso ai mercati.
22 indici
JP

Giappone

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Nikkei 225

225 titoliPrice-weightedDal 1950

Il più noto indice giapponese, in uso dal 1950. Comprende 225 società quotate alla Borsa di Tokyo, ponderato per prezzo come il Dow Jones. Tra i componenti: Toyota, Sony, Fast Retailing (Uniqlo), SoftBank Group, Tokyo Electron, Mitsubishi UFJ Financial, Hitachi e KDDI.

Il nome viene dal quotidiano economico che lo gestisce, il Nihon Keizai Shimbun. È ponderato per prezzo, con le distorsioni che ne conseguono: Fast Retailing pesa enormemente per il semplice prezzo elevato della sua azione. E porta con sé la lezione di pazienza più lunga della storia finanziaria moderna: il massimo toccato nel dicembre 1989, al culmine della bolla giapponese, è rimasto imbattuto per oltre trent’anni, superato soltanto nel 2024.

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TOPIX

Oltre 2.100 titoliCap-weighted free-floatPrime Market

Ponderato per capitalizzazione free-float, copre tutti i titoli del Prime Market della Borsa di Tokyo, oltre 2.100 società. Benchmark preferito dagli investitori istituzionali internazionali per il mercato giapponese.

Base 100 fissata al 4 gennaio 1968, riformato nel 2022 con la nascita del Prime Market. Ponderato per capitalizzazione, è il benchmark scelto dagli istituzionali, ed è stato per anni anche lo strumento della Banca del Giappone, che ha acquistato ETF sul Topix come misura di politica monetaria: un caso unico tra le grandi banche centrali.

CN

Cina (mercati continentali)

Il mercato azionario cinese è strutturato su due borse principali, Shanghai (SSE) e Shenzhen (SZSE), con accesso agli investitori esteri regolamentato attraverso i programmi Stock Connect e QFII.

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Shanghai Composite

Oltre 1.700 titoliAzioni A e B

Include tutte le azioni A e B quotate alla Borsa di Shanghai, oltre 1.700 società. Fortemente esposto alle banche statali e ai colossi energetici e industriali.

In calcolo dal 1991, riflette un mercato dove lo Stato è azionista dominante: banche, energia e industria pubblica. Per decenni gli investitori esteri hanno potuto accedervi solo tramite quote contingentate; la svolta è arrivata con i programmi Stock Connect, che dal 2014 collegano Shanghai e Shenzhen a Hong Kong.

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SZSE Component

500 titoliShenzhen

Le 500 maggiori società di Shenzhen. Maggiore esposizione a società tecnologiche rispetto a Shanghai.

Shenzhen è la borsa dell’impresa privata cinese: più tecnologia, più crescita e più volatilità rispetto alla vicina Shanghai.

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CSI 300

300 titoli A-shareIl benchmark della Cina

Le 300 società A-share più capitalizzate di Shanghai e Shenzhen. Il benchmark più seguito dagli investitori internazionali per il mercato cinese continentale.

Lanciato nel 2005, è il sottostante dei principali futures cinesi ed è la porta scelta dai grandi provider internazionali quando hanno iniziato a includere le azioni continentali nei benchmark globali. Se si deve guardare un solo numero per la Cina delle A-share, è questo.

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ChiNext

Mercato di crescitaIl Nasdaq cinese

Mercato di crescita di Shenzhen dedicato a società tecnologiche e innovative, spesso paragonato al Nasdaq cinese.

Attivo dal 2009, ospita l’imprenditoria tecnologica privata: multipli alti, crescita alta, escursioni degne del suo soprannome di Nasdaq cinese.

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STAR Market e STAR 50

50 titoliDal 2019

Lanciato nel 2019 sulla Borsa di Shanghai per società nel campo della scienza e tecnologia. Lo STAR 50 ne raccoglie i 50 titoli più capitalizzati.

Il mercato STAR nasce nel 2019 come progetto strategico di Pechino per finanziare semiconduttori e tecnologia avanzata, con regole di quotazione più flessibili e requisiti di accesso più selettivi per i piccoli investitori.

HK

Hong Kong

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Hang Seng Index

Circa 80 titoliHKEX

L’indice di riferimento dell’Hong Kong Stock Exchange, circa 80 società. Include HSBC, AIA, CK Hutchison e colossi tech cinesi quotati a Hong Kong come Tencent, Alibaba, Meituan e JD.com.

In calcolo dal 1969 e gestito dalla società indici della banca Hang Seng, per decenni si è limitato a una trentina di titoli, prima dell’allargamento degli ultimi anni. È stato a lungo la finestra attraverso cui il capitale internazionale comprava la Cina senza entrare nel mercato continentale.

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Hang Seng China Enterprises

H-shareCina via Hong Kong

Include le “H-share”, aziende cinesi continentali quotate a Hong Kong. Riferimento importante per l’esposizione alla Cina attraverso un mercato con standard occidentali.

Le H-share quotano spesso a sconto rispetto alle gemelle A-share di Shanghai: stessa azienda, due prezzi. È una delle anomalie strutturali più studiate dei mercati asiatici, e non si è mai chiusa davvero.

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Hang Seng TECH

30 titoliTech cinese

30 società tecnologiche quotate a Hong Kong: Tencent, Alibaba, Meituan, JD.com, Xiaomi, Kuaishou, NetEase, Lenovo, Bilibili.

Lanciato nel luglio 2020 nel pieno della corsa dei tecnologici cinesi, ha vissuto subito dopo la stagione della stretta regolatoria di Pechino su piattaforme e big tech: pochi indici raccontano meglio quanto la politica pesi sui mercati cinesi.

IN

India

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BSE Sensex

30 titoliBombay SE

L’indice storico della Bombay Stock Exchange, 30 società. Tra i componenti: Reliance Industries, HDFC Bank, ICICI Bank, Infosys, TCS, ITC, Bharti Airtel, Larsen & Toubro.

In calcolo dal 1986 con base 100 riferita al biennio 1978-79, è il numero che gli indiani conoscono a memoria: il termometro popolare della borsa di Mumbai.

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Nifty 50

50 titoliNSEBenchmark istituzionale

L’indice di riferimento della National Stock Exchange of India, 50 società a maggiore capitalizzazione. Il benchmark più seguito dagli investitori istituzionali per il mercato indiano.

Nato nel 1996 sulla borsa rivale NSE, è diventato il benchmark degli istituzionali e il sottostante di derivati tra i più scambiati dell’Asia. L’India è ormai tra i pesi massimi degli indici emergenti, e questo è l’indice con cui la si misura.

KR

Corea del Sud

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KOSPI

Oltre 800 titoliSeoul

Indice composito di tutte le società quotate alla Borsa di Seoul, oltre 800. Fortemente influenzato dai colossi industriali: Samsung Electronics, SK Hynix, LG Energy Solution, Hyundai Motor, Kia, POSCO Holdings, Naver.

Base 100 fissata al gennaio 1980. Samsung Electronics da sola ne muove una parte rilevante, e il mercato coreano sconta storicamente una valutazione inferiore ai comparabili: è il cosiddetto Korea discount, legato alla governance dei grandi conglomerati familiari, i chaebol.

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KOSDAQ

Oltre 1.500 titoliCrescita e tech

Mercato dedicato a società tecnologiche e in crescita, paragonabile al Nasdaq americano. Oltre 1.500 società.

Attivo dal 1996 e modellato dichiaratamente sul Nasdaq: biotecnologie, intrattenimento e tecnologia di seconda generazione.

TW

Taiwan

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TAIEX

Quasi tutto il listinoSemiconduttori

Copre quasi tutte le società quotate a Taiwan. Strutturalmente dominato dai semiconduttori: TSMC rappresenta una quota molto rilevante della capitalizzazione complessiva. Altri pesi importanti: Hon Hai (Foxconn), MediaTek, Quanta Computer.

In calcolo da metà anni Sessanta, è l’indice più concentrato del mondo sviluppato su un singolo tema: TSMC, il più grande produttore di chip per conto terzi del pianeta. Per questo il TAIEX incorpora un premio al rischio che non è economico ma geopolitico: lo Stretto di Taiwan.

AU/NZ

Australia e Nuova Zelanda

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S&P/ASX 200

200 titoliBanche e minerario

Le 200 maggiori società dell’Australian Securities Exchange. Fortemente esposto a banche (Commonwealth Bank, Westpac, NAB, ANZ) e minerario (BHP, Rio Tinto, Fortescue).

Lanciato nel 2000, è un mercato da reddito: dividendi elevati, sostenuti anche da un sistema fiscale che premia la distribuzione degli utili, e una base di investitori domestici enorme grazie ai fondi pensione obbligatori australiani.

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All Ordinaries

500 titoli95% del mercato

500 titoli, copre circa il 95% della capitalizzazione complessiva del mercato australiano.

In calcolo dal 1980, il vecchio “All Ords” resta il riferimento storico del mercato australiano.

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NZX 50

50 titoliAuckland

Le 50 maggiori società quotate alla Borsa di Auckland.

Attivo dal 2003, ha una particolarità che inganna nei confronti: è un indice total return, che include i dividendi. Paragonarlo a indici di solo prezzo lo fa sembrare più brillante di quanto sia.

SEA

Sud-Est asiatico

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I listini del Sud-Est

6 paesi

Mercati giovani per demografia e sviluppo finanziario, con storie molto diverse tra loro: il Vietnam in particolare è il candidato più osservato alla promozione tra i mercati emergenti nelle classificazioni internazionali.

Straits Times Index, Singapore30 società al SGX, dominato da banche (DBS, OCBC, UOB) e holding (Jardine Matheson).
Jakarta Composite, Indonesiainclude tutti i titoli quotati alla Borsa di Giacarta.
FTSE Bursa Malaysia KLCI, Malesia30 società principali di Kuala Lumpur.
SET Index, Thailandiaindice composito della Stock Exchange of Thailand.
PSEi, Filippine30 titoli principali della Philippine Stock Exchange.
VN-Index, Vietnamindice della Borsa di Ho Chi Minh City, in forte sviluppo nell’ultimo decennio.

America Latina

Banche e materie prime: i listini di Brasile, Messico e delle altre economie della regione.
6 indici
BR

Brasile

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Ibovespa

80-90 titoliB3 San PaoloBanche e materie prime

L’indice di riferimento della B3, circa 80-90 titoli. Fortemente esposto a banche (Itaú Unibanco, Banco do Brasil, Bradesco) e materie prime (Vale per il minerario, Petrobras per l’energia). Uno degli indici più importanti tra i mercati emergenti.

In calcolo dal 1968 ed è total return: reinveste i dividendi nella serie storica. La borsa che lo ospita, B3, nasce dalla fusione del 2017 tra BM&FBovespa e Cetip. Si muove con tre variabili: i prezzi delle materie prime, il real e i tassi di interesse brasiliani, tra i più alti al mondo.

MX

Messico

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S&P/BMV IPC

35 titoliCittà del Messico

L’indice principale della Bolsa Mexicana de Valores, 35 titoli a maggiore capitalizzazione. Tra i componenti: América Móvil, Walmart de México, Femsa, Grupo Financiero Banorte, Cemex.

In calcolo dal 1978, con América Móvil come peso storico. Il tema che lo attraversa oggi è il nearshoring: la ricollocazione delle catene produttive americane a ridosso del confine è la scommessa di lungo periodo del mercato messicano.

ALTRI

Argentina, Cile, Colombia, Perù

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Gli altri listini latinoamericani

4 paesi

Mercati piccoli e valute volatili: il MERVAL argentino è il caso di scuola sulla differenza tra rendimento nominale e reale, con rialzi a tre cifre che l’inflazione può svuotare di significato.

MERVAL, Argentinal’indice principale della Borsa di Buenos Aires.
S&P IPSA, Cile30 titoli principali della Borsa di Santiago.
COLCAP, Colombiatitoli più liquidi della Borsa di Colombia.
S&P/BVL Peru General, Perùindice principale della Bolsa de Valores de Lima.

EMEA e altri mercati

Da Johannesburg a Tel Aviv, dal Golfo a Istanbul: i mercati di frontiera e quelli sotto sanzione.
9 indici
ZA

Sud Africa

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JSE Top 40 e All Share

40 titoli il TopJohannesburg

Il JSE Top 40 raccoglie le 40 maggiori società della Johannesburg Stock Exchange. Il JSE All Share copre la quasi totalità del mercato sudafricano. Pesi principali: Naspers/Prosus, Anglo American, Standard Bank, FirstRand, MTN.

Gli indici sono calcolati in partnership con FTSE dal 2002. La curiosità strutturale è che il titolo più pesante, Naspers con la controllata Prosus, deve gran parte del proprio valore alla storica partecipazione in Tencent: comprare Johannesburg significa, in parte sorprendentemente grande, comprare tecnologia cinese.

TR

Turchia

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BIST 100

100 titoliAlta volatilità

L’indice principale della Borsa Istanbul, 100 titoli a maggiore capitalizzazione. Noto per l’elevata volatilità legata alle dinamiche della lira turca.

Il caso di scuola dei mercati ad alta inflazione: rendimenti nominali spettacolari che, convertiti in euro o depurati dall’inflazione della lira, cambiano completamente segno e significato.

IL

Israele

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TA-35 e TA-125

35 e 125 titoliTel Aviv

TA-35 raccoglie i 35 titoli più capitalizzati della Tel Aviv Stock Exchange; TA-125 estende la copertura ai 125 principali titoli. Settori dominanti: tecnologia, biotech, banche (Bank Leumi, Hapoalim), difesa.

Ampliato da 25 a 35 titoli nel 2017. Tecnologia e difesa gli danno un profilo unico nella regione.

GOLFO

Paesi del Golfo

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I listini del Golfo e l’Egitto

5 mercati

L’ingresso di questi mercati nei grandi indici emergenti è recente, a cavallo del 2019, l’anno in cui la quotazione di Saudi Aramco diventò la più grande IPO della storia. Sono listini legati a petrolio e piani di diversificazione statali.

Tadawul TASI, Arabia Sauditala maggiore borsa del Golfo, dominata da Saudi Aramco, Al Rajhi Bank, SABIC.
ADX General e DFM General, Emiratii due principali indici di Abu Dhabi e Dubai.
QE Index, Qatarindice della Borsa di Doha.
EGX 30, Egittoindice principale della Egyptian Exchange.
RU

Russia

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MOEX e RTS

Rubli e dollariSanzioni post-2022

Il MOEX Russia Index è l’indice principale della Borsa di Mosca, denominato in rubli; l’RTS Index è la versione equivalente in dollari USA. Entrambi fortemente impattati dalle sanzioni internazionali post-2022, con sospensione della negoziabilità per gli investitori esteri.

L’RTS è in calcolo dal 1995 ed è la versione in dollari del mercato russo. Dal 2022 entrambi raccontano un mercato di fatto inaccessibile: i provider internazionali hanno rimosso la Russia dai benchmark globali nel marzo di quell’anno, azzerandone il peso da un giorno all’altro.

Indici globali

I benchmark sovranazionali di MSCI, FTSE Russell e S&P: il modo piu diretto per possedere il mondo intero.
6 indici

Per chi cerca esposizione diversificata a livello internazionale, esistono benchmark sovranazionali costruiti da provider come MSCI, FTSE Russell e S&P Dow Jones.

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MSCI World

Oltre 1.500 titoli23 paesi sviluppatiUSA oltre il 70%

Oltre 1.500 società di 23 paesi sviluppati. Il benchmark più seguito per la gestione equity diversificata. Gli Stati Uniti pesano oltre il 70%, data la dimensione del mercato americano. Replicato da centinaia di ETF in tutto il mondo.

Nasce nel 1969 ed è tra i primi benchmark azionari globali della storia. Il nome inganna: “World” significa solo mondo sviluppato, quindi niente Cina, niente India, niente Brasile. È la distinzione più importante da conoscere quando si sceglie un ETF globale.

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MSCI ACWI

Oltre 2.700 titoliCirca 50 paesiSviluppati + emergenti

Estende il MSCI World ai mercati emergenti: circa 50 paesi e oltre 2.700 titoli. Il benchmark più ampio per l’azionario investibile globale.

La risposta all’inganno del nome precedente: World più emergenti in un solo indice. Per chi vuole davvero tutto il mondo investibile con un solo strumento, il riferimento è questo.

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MSCI Emerging Markets

Circa 1.400 titoli24 paesi emergenti

Circa 1.400 società di 24 paesi emergenti. Cina, Taiwan, India e Corea del Sud rappresentano la quota dominante.

Lanciato nel 1988, quando i mercati emergenti erano una nota a margine della finanza globale. Da allora la sua composizione è cambiata radicalmente, e l’ingresso graduale delle azioni continentali cinesi dal 2018 ne ha ridisegnato gli equilibri: è un indice che va riguardato ogni pochi anni, perché non è mai lo stesso.

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MSCI EAFE

Sviluppati ex Nord America

Europa, Australasia e Far East sviluppato, escludendo USA e Canada. Riferimento per chi vuole esposizione internazionale al di fuori del Nord America.

Nato nel 1969 per gli investitori americani: Europa, Australasia e Far East, ovvero il resto del mondo sviluppato visto dagli Stati Uniti. È il complemento naturale di un portafoglio già pieno di America.

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FTSE All-World

Sviluppati + emergentiETF: VWCE, VWRA

Versione FTSE Russell del benchmark mondiale, copre paesi sviluppati ed emergenti. Replicato da ETF molto diffusi come VWCE e VWRA di Vanguard.

Attenzione a un dettaglio da professionisti: le classificazioni FTSE non coincidono con quelle MSCI. La Corea del Sud, per esempio, è mercato sviluppato per FTSE ed emergente per MSCI: due ETF “mondo” di provider diversi non possiedono esattamente le stesse cose.

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S&P Global 1200

7 indici regionali

Indice multi-regionale che combina S&P 500, S&P Europe 350, S&P/TOPIX 150, S&P/ASX All Australian 50, S&P/TSX 60, S&P Latin America 40 e S&P Asia 50.

L’assemblaggio dei principali indici regionali di casa S&P copre circa il 70% della capitalizzazione mondiale: un mondo costruito per mattoni regionali anziché per un unico criterio globale.

Considerazioni finali

Conoscere i principali indici azionari mondiali è il primo passo per capire come si muovono i mercati e a cosa si è realmente esposti quando si costruisce un portafoglio. Ogni indice riflette la struttura economica del paese che rappresenta: il peso del lusso nel CAC 40, la concentrazione su materie prime nel FTSE 100 e nell’S&P/TSX, la dominanza dei semiconduttori nel TAIEX, la preponderanza del tech nell’S&P 500 e nel Nasdaq.

La metodologia di costruzione conta quanto la composizione: indici price-weighted come Dow Jones e Nikkei 225 producono distorsioni che gli indici cap-weighted non hanno. Anche il trattamento dei dividendi è decisivo nel lungo periodo: il DAX è strutturalmente più alto di altri indici comparabili perché reinveste i dividendi nella sua serie storica principale.

In Piave Capital riteniamo che la consapevolezza della composizione degli indici sia un requisito fondamentale tanto per l’investitore retail quanto per quello istituzionale. Un ETF “Mondo” non è davvero il mondo: è prevalentemente Stati Uniti. Un ETF “Europa” cambia composizione in modo significativo a seconda che si tratti di Eurozona, UE allargata o Europa con UK e Svizzera. Conoscere queste differenze permette di costruire portafogli realmente diversificati e coerenti con i propri obiettivi.

Nota informativa. Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative ed educative e riflette analisi e opinioni dell’autore, Edoardo Calcinotto, basate su fonti pubbliche ritenute attendibili alla data di pubblicazione. Non costituisce consulenza in materia di investimenti, raccomandazione personalizzata, sollecitazione né offerta di strumenti finanziari ai sensi del TUF, di MiFID II e del Regolamento UE 596/2014. Gli indici e gli eventuali strumenti citati sono richiamati a solo titolo informativo: i risultati passati non sono indicativi di quelli futuri e ogni investimento comporta rischi, inclusa la perdita del capitale. L’autore non riceve compensi per la citazione di specifici strumenti. Per decisioni di investimento rivolgiti a un soggetto autorizzato o iscritto all’Albo OCF.
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