Leggere l’etichetta
«Il nome di un ETF sembra scritto apposta per non essere letto. In realtà è una lista della spesa, scritta stretta. Nessuna parola sta lì per bellezza: ognuna dice una cosa precisa, e adesso le smontiamo una alla volta.»
Anna ha aperto la schermata del suo conto e ha cercato «MSCI World». Sono usciti 40 risultati. 40 nomi lunghi che si somigliano tutti, e cambiano per una parola in mezzo o per 3 lettere alla fine. Ha chiuso la schermata. Quelle 3 lettere alla fine decidono se ogni 3 mesi vedrà arrivare dei soldi sul conto oppure niente.
Il nome è una lista della spesa
Prendiamo un nome vero, di quelli che fanno chiudere la pagina:
iShares Core MSCI World UCITS ETF USD (Acc)
7 pezzi. Uno alla volta.
iShares dice chi lo costruisce, la casa emittente. Altre che sentirai nominare: Vanguard, Amundi, Xtrackers, Invesco. Una casa grande di solito vuol dire un fondo grande, e un fondo grande si compra e si vende con facilità.
Core è la linea di prodotto di quella casa. Per iShares, Core indica la gamma di base, quella pensata per costare poco.
MSCI World è l’indice, e questo è il pezzo che conta più di tutti gli altri messi insieme, perché dice cosa possiedi davvero: circa 1.500 grandi aziende dei paesi sviluppati.
UCITS è il marchio delle regole europee. Vuol dire che il fondo deve rispettare una diversificazione minima, che il patrimonio del fondo sta separato da quello della casa che lo emette, e che c’è chi controlla. Sono garanzie sulle regole del gioco, non sul risultato.
ETF dice il tipo di contenitore: un fondo quotato in borsa, che compri e vendi come un’azione.
USD è la valuta in cui il fondo tiene i conti. Non ti serve avere dollari: lo compri in euro. E quella scritta non elimina il fatto che dentro ci sono aziende che valgono dollari, ma di questo parliamo nella prossima lezione.
(Acc) dice che fine fanno i dividendi. Fra un minuto è il pezzo di cui parliamo di più.
Acc o Dist: 3 lettere, 2 vite diverse
Nella lezione 1.2 abbiamo visto che le aziende, quando guadagnano, possono pagare un dividendo. Quelle aziende stanno dentro il contenitore, quindi i dividendi al contenitore arrivano. La domanda è cosa ne fa.
(Acc), accumulazione. I dividendi restano dentro e vengono ricomprati. Sul tuo conto non arriva niente, mai. Il valore della quota però cresce anche per quello.
(Dist), distribuzione. I dividendi ti vengono pagati, di solito ogni 3 mesi o ogni 6. Li vedi arrivare sul conto corrente.
Alla fine dei conti la sostanza è la stessa: sono gli stessi soldi, prodotti dalle stesse aziende. Cambia dove finiscono.
Cambia anche il momento in cui paghi le tasse, e vale la pena saperlo. Con la distribuzione, ogni volta che ti arriva un dividendo l’intermediario trattiene subito la sua parte. Con l’accumulazione non ti arriva niente, quindi non c’è niente da trattenere: il conto si fa alla fine, quando vendi. Si tratta di un rinvio, non di un risparmio garantito, e un rinvio su vent’anni ha un suo peso.
«Se hai capito questa differenza, hai già in mano una domanda che quasi nessuno pensa a fare quando gli propongono qualcosa: e i dividendi, dove vanno a finire? Fatti indicare le 3 lettere nel nome. Sono lì.»
Il TER, il costo che non vedi mai uscire
Sull’etichetta c’è anche un numero: il TER, il costo annuo del contenitore. Sui grandi ETF su indici mondiali sta di solito fra lo 0,05% e lo 0,25% all’anno.
Questo costo non ti arriva come una bolletta. Viene tolto giorno per giorno dal valore della quota, in silenzio. Non lo vedi uscire mai, e proprio per questo è facile dimenticarsene.
2 cose sole da tenere.
La prima: si paga tutti gli anni, compresi quelli in cui il tuo investimento perde. Il costo non aspetta i risultati.
La seconda: su un anno è una cifra piccola, sui decenni no. Mettiamo 10.000 € e vent’anni, e ipotizziamo, soltanto per far vedere il meccanismo, che il contenitore cresca del 5% l’anno. Non è una previsione e nessuno può prometterti quel numero.
Con un costo dello 0,20% all’anno alla fine ci sono circa 25.540 €.
Con un costo dell’1,50% all’anno ce ne sono circa 19.900 €.
Sono 5.600 € di differenza, più di metà della somma di partenza, per una riga di percentuale che sull’estratto conto non compare mai.
Detto questo, un costo basso da solo non basta. Un contenitore che costa poco ma segue un indice che non c’entra niente con quello che stai facendo resta la cosa sbagliata, comprata a poco. Prima si guarda cosa c’è dentro, poi quanto costa. In quest’ordine.
Quando il nome non basta: l’ISIN
Anna ne aveva 40 davanti perché i nomi si somigliano davvero. Due contenitori dello stesso emittente, sullo stesso indice, possono differire soltanto per le 3 lettere finali o per la borsa dove sono quotati.
Per questo ogni strumento ha un codice suo, l’ISIN: 12 caratteri fra lettere e numeri, uguali in tutto il mondo, una specie di codice fiscale. Il nome può ingannare, l’ISIN no.
C’è anche il ticker, la sigla corta che vedi sui grafici, tipo SWDA. Serve a scrivere in fretta, non a identificare: lo stesso fondo può avere ticker diversi su borse diverse.
La regola pratica. Quando qualcuno ti nomina un fondo, chiedi l’ISIN. Con quello in mano vai sul sito dell’emittente e vedi il documento ufficiale con dentro tutto: indice, costo, accumulazione o distribuzione, quanto è grande il fondo. 10 secondi di verifica su un dato che nessuno può travisare.
Quella sigla, UCITS, viene da una direttiva europea del 20 dicembre 1985. Nasce per un motivo pratico: fino ad allora un fondo autorizzato in Francia non si poteva vendere in Italia senza rifare tutto da capo. Quelle regole hanno fatto una cosa che ci riguarda ancora: hanno reso normale, per un risparmiatore di Treviso, comprare un fondo domiciliato in Irlanda pieno di aziende americane. Quarant’anni dopo, quella riga nel nome è il motivo per cui Anna ha 40 risultati sullo schermo invece di 3.
Diffida di chi ti dice un nome senza mostrarti l’etichetta per intero. Le domande da fare sono 4, sempre le stesse: quale indice segue, quanto costa all’anno, i dividendi li accumula o li distribuisce, e qual è l’ISIN. Se una di queste 4 risposte non arriva, non hai ancora capito cosa ti stanno proponendo.
Il simulatore · l’etichetta smontabile
Cambia i 3 pezzi che contano e guarda cosa hai in mano.
- Il pezzo che conta di più nel nome è l’indice, perché dice cosa c’è dentro. Tutto il resto viene dopo.
- (Acc) tiene i dividendi dentro, (Dist) te li manda sul conto. Stessi soldi, destinazione diversa.
- Il costo annuo non lo vedi mai uscire, si paga anche negli anni in perdita e sui decenni pesa. Guarda prima il contenuto, poi il prezzo.
