Pavimenti e soffitti
«Su un grafico esistono quote a cui il prezzo torna e si ferma, e chi le scopre la prima volta pensa a una magia. Sotto c’è una cosa molto più terrena: a quelle quote, in passato, un certo numero di persone ha comprato o venduto, e quando il prezzo ci ritorna quelle persone se ne ricordano.»
Anna guarda da settimane un titolo che ha in portafoglio, e continua a vedere la stessa cosa: ogni volta che il prezzo arriva intorno a 30 euro si ferma e torna indietro. Un conoscente le ha detto che «quel titolo ha una resistenza a 30», lei ha annuito, e poi ha cercato la parola per conto suo trovando spiegazioni che si contraddicevano fra loro.
I due piani della casa
Su una mappa ci sono quote che contano più delle altre, e nei prezzi sono di 2 tipi.
Il pavimento è la fascia su cui le discese si sono appoggiate: il prezzo ci arriva e lì trova chi compra. Il soffitto è la fascia contro cui le salite hanno sbattuto: il prezzo ci arriva e lì trova chi vende. Nei manuali si chiamano supporti e resistenze, e l’immagine della casa dice la stessa cosa restando in mente.
Sotto c’è memoria, e la memoria è di persone. In quelle zone in tanti hanno comprato o venduto, qualcuno ci ha guadagnato e qualcun altro c’è rimasto incastrato, così che quando il prezzo ci ritorna quelle decisioni tornano a farsi sentire. Ci si aggiunge un secondo ingrediente, che somiglia a una profezia che si avvera da sola: siccome molte persone guardano le stesse quote, molte persone agiscono sulle stesse quote, e la zona reagisce anche per questo. Ecco perché un pavimento o un soffitto pesano di più quante più volte hanno già respinto il prezzo.
Una cosa va detta subito, perché decide se il resto della lezione servirà a qualcosa: pavimenti e soffitti sono fasce, larghe come una mano appoggiata sullo schermo. Chi pretende il centesimo esatto arriva in fretta a convincersi che «non funzionano», mentre il difetto sta nel righello che ha scelto.
I numeri tondi raccolgono più ordini degli altri. Quote come 100 euro, 1.000 punti, 50 dollari attirano obiettivi, promesse e paure, perché la nostra testa ragiona per cifre tonde e da lì fa passare le decisioni. Da questo nascono tanti pavimenti e soffitti che spuntano proprio vicino alle cifre con gli zeri.
Quando i piani si scambiano
C’è un comportamento che sorprende chi lo vede la prima volta. Quando un pavimento cede davvero, quella zona cambia mestiere: il prezzo scende al piano di sotto, e la fascia che prima lo sorreggeva gli resta sopra la testa come soffitto. La ragione è umana prima che tecnica, perché chi aveva comprato sul pavimento e si è ritrovato in perdita aspetta il ritorno del prezzo per uscire alla pari, e quel vendere, proprio lì, trasforma l’ex pavimento in soffitto.
Vale anche nell’altra direzione. Quando un soffitto viene attraversato con decisione il prezzo sale al piano di sopra, e se più avanti torna ad appoggiarsi su quella zona spesso la trova diventata pavimento, perché chi era rimasto fuori dalla salita aspettava proprio quel ritorno per entrare, e chi aveva venduto lì si accorge dell’errore e ricompra. I tecnici lo chiamano cambio di polarità; dentro la casa, sono le scale.
I buchi dove non c’è niente da ricordare
Il grafico sembra una linea continua, e continua non è. Fra la chiusura di ieri sera e l’apertura di stamattina passano ore in cui la borsa sta chiusa mentre il mondo continua a girare: escono i conti trimestrali, una banca centrale muove i tassi, scoppia una crisi, si firma un accordo. Quando la borsa riapre, il prezzo può ripartire lontanissimo da dove aveva chiuso.
Sul grafico resta un buco, una finestra vuota fra la candela di ieri e quella di oggi. Si chiama salto di prezzo, e sulle piattaforme lo trovi scritto all’inglese, gap. Dentro quella fascia nessuno ha scambiato niente, quindi lì manca proprio la materia che costruisce pavimenti e soffitti: nessuno ha comprato o venduto a quei livelli, e non c’è nessuna decisione da ricordare.
Chi possiede singole azioni ne ricava una cosa pratica: capita spesso che un salto si apra il giorno dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali. Sapere quando escono i conti delle aziende che si hanno in portafoglio costa una ricerca di 2 minuti e risparmia la sorpresa del mattino.
Quella frase gira parecchio ed è dura a morire, quindi vale la pena spegnerla qui. Il prezzo tornerà a 40 se e quando qualcuno vorrà comprare a 40, per ragioni che stanno nei conti dell’azienda o nel mercato, e mai perché sul grafico c’è una finestra da riempire.
Il quarto tocco, e la mappa che finisce
Immagina un soffitto che ha respinto il prezzo 3 volte. Arriva la quarta, e la mappa finisce lì. Il soffitto era vero, la memoria era vera, i 3 tocchi erano veri, e su quello che succede al quarto il grafico tace. Chi promette di saperlo sta vendendo una bussola rotta.
«Una mappa non è il territorio.»
Il grafico serve a un’altra cosa, e la si può fare davvero: capire dove ci si trova, riconoscere il terreno, e decidere in anticipo come ci si comporterà in ciascuno dei casi possibili, invece di scoprirlo mentre il prezzo si muove.
Un copione che si ripete: la falsa rottura
Il prezzo si avvicina a un soffitto che ha già respinto 3 tentativi. Al quarto lo attraversa. I giornali parlano di nuovi massimi, le chat si accendono, e arriva quella stretta allo stomaco di chi crede di stare perdendo un treno. I volumi di quel giorno però restano modesti, e nel giro di pochi giorni il prezzo rientra sotto il soffitto: chi era saltato dentro sulla rottura si ritrova comprato nel punto peggiore di tutti.
Aspettare che una rottura si consolidi, invece di inseguirla il giorno stesso, costa qualche punto percentuale nei casi buoni ed evita i guai in quelli cattivi. Per chi fa poche operazioni pensate, il baratto conviene quasi sempre.
Il contrappunto: i volumi
In quel racconto è comparsa una parola che vale la pena aprire, perché è la controprova che costa zero. Sotto quasi ogni grafico corre una fila di barrette che quasi nessuno guarda, e ognuna dice quante azioni sono passate di mano in quella giornata. Il prezzo racconta che cosa è successo, il volume racconta quanta gente c’era mentre succedeva, e le 2 cose insieme dicono più di ciascuna presa da sola: un movimento fatto da migliaia di operatori pesa in modo diverso da uno fatto da 4 gatti in un pomeriggio di agosto.
Davanti a un soffitto attraversato, quindi, conviene guardarli. Se la rottura arriva con volumi in netto aumento, in molti hanno voluto comprare a quel prezzo e la rottura ha sostanza. Se arriva con volumi scarsi, capita spesso che il prezzo rientri sotto nel giro di pochi giorni, ed è esattamente quello che è successo nella falsa rottura appena raccontata.
Anche qui serve prudenza: su strumenti poco scambiati il dato è rumoroso e dice poco, e ci sono giornate in cui i volumi esplodono per ragioni tecniche che con l’entusiasmo o la paura non c’entrano niente, come la scadenza dei contratti derivati, il ribilanciamento di un indice o l’ingresso di un titolo in un paniere importante. Prima di ricavarne una storia, conviene chiedersi se ci sia una spiegazione banale.
Quando un pavimento cede sul serio: febbraio 2020
Il 19 febbraio 2020 l’indice americano S&P 500 chiude a 3.386 punti, che era il suo massimo storico, e sulla mappa il terreno appariva perfetto. In poco meno di 5 settimane il mondo si ferma per la pandemia, e il 23 marzo l’indice chiude a 2.237 punti, cioè il 33,9% più in basso. In quelle settimane i pavimenti sono stati attraversati uno dopo l’altro, perché era arrivato un fatto che sul grafico non poteva essere scritto in anticipo.
Restano 2 cose da tenere. La prima: il 19 febbraio nessun grafico aveva annunciato niente, e chi lo racconta al contrario sta leggendo il passato con gli occhi di oggi. La seconda: il 18 agosto, quasi 6 mesi dopo, quello stesso indice chiudeva sopra il record di febbraio.
Pavimenti e soffitti raccontano dove ci si è già fermati. Su domani tacciono, e quando arriva un fatto nuovo la memoria che li teneva in piedi conta poco. Chi te li presenta come punti da cui comprare o da cui vendere ti sta vendendo qualcosa.
Il simulatore · il quarto tocco
Che cosa succede al quarto tocco?
- Un pavimento è la fascia dove le discese hanno trovato compratori, un soffitto è la fascia dove le salite hanno trovato venditori. Sotto c’è la memoria di chi ha deciso lì.
- Sono fasce larghe come una mano, e valgono di più quante più volte hanno già respinto il prezzo.
- Un pavimento attraversato torna spesso come soffitto, e viceversa. Dentro un salto di prezzo, invece, non c’è memoria di nessun tipo.
