Aggiornamento · luglio 2026
Dal 1° gennaio 2026 le aliquote dell’imposta sulle transazioni finanziarie risultano raddoppiate, secondo le ricostruzioni della stampa specializzata: 0,20% sui mercati regolamentati e 0,40% sulle operazioni fuori mercato. L’aumento di cui l’articolo parla come ipotesi in manovra è stato approvato. I meccanismi descritti restano gli stessi e il testo riporta già le nuove percentuali.
La Tobin Tax prende il nome dall’economista americano James Tobin, Nobel nel 1981. Tobin la propose nel 1972 in un contesto molto specifico: la fine del sistema di Bretton Woods e il passaggio ai cambi flessibili tra le valute principali.
L’idea di fondo era semplice e, per l’epoca, piuttosto radicale:
- tassare con un’aliquota molto piccola (tra 0,05% e 1%) tutte le transazioni sui mercati valutari;
- rendere meno conveniente la speculazione di brevissimo periodo, che sfrutta micro-movimenti sui cambi;
- allo stesso tempo, creare un gettito da destinare a progetti internazionali (sviluppo, lotta alla povertà, beni pubblici globali).
Tobin parlava esplicitamente della necessità di “mettere un po’ di attrito” nei mercati valutari: una tassa minima che non spaventa chi fa operazioni industriali o commerciali, ma rende meno profittevoli i cicli speculativi ad altissima frequenza.
Questa è la matrice concettuale:
- obiettivo primario: stabilità dei cambi e riduzione della volatilità inutile;
- obiettivo secondario: gettito fiscale da usare a livello sovranazionale.
Negli anni 90 e 2000, il tema torna ciclicamente: crisi finanziarie, globalizzazione dei capitali, dibattito sulle disuguaglianze. Da lì nasce il filone più ampio delle tasse sulle transazioni finanziarie (FTT), non solo valutarie.
2. Dall’idea di Tobin alla Tobin Tax “all’italiana”
Quella che chiamiamo Tobin Tax in Italia è tecnicamente una Imposta sulle Transazioni Finanziarie (ITF/FTT). È stata introdotta con la Legge 228/2012, art. 1 commi 491–500 (Legge di Stabilità 2013), in vigore dal 1° marzo 2013, e disciplinata nel dettaglio dal D.M. 21 febbraio 2013.
Qui c’è già una prima differenza importante rispetto a Tobin:
- non si tassano le transazioni in valuta estera;
- si tassano invece:
- trasferimenti di proprietà di azioni e strumenti partecipativi emessi da società residenti in Italia;
- derivati con sottostante azioni/indici azionari italiani;
- operazioni di High-Frequency Trading (HFT) su questi strumenti.
Perché l’Italia introduce questa imposta nel 2013?
- Contesto post-crisi 2008 e crisi del debito dell’Eurozona: forte pressione politica per “far pagare qualcosa” alla finanza più speculativa e reperire nuove entrate.
- Dibattito europeo sulla Financial Transaction Tax: la Commissione europea nel 2011 propone una FTT comune su 11 Paesi, mai arrivata a piena attuazione, ma che spinge diversi Stati a muoversi in proprio.
- Obiettivi dichiarati del legislatore italiano:
- disincentivare operazioni puramente speculative (soprattutto di brevissimo periodo e algoritmiche);
- aumentare il gettito senza toccare direttamente l’IVA o l’IRPEF. Fineco Bank Help
In sintesi: la Tobin Tax italiana nasce come risposta politica alla percezione di “eccesso di finanza”, ma si traduce in una tassa mirata su azioni italiane, derivati e HFT, con struttura molto diversa dall’idea originaria di Tobin sul mercato dei cambi.
3. Come funziona oggi la Tobin Tax in Italia
3.1 Ambito di applicazione
La Tobin Tax italiana colpisce:
- Azioni e strumenti partecipativi emessi da società residenti in Italia, quotate o non quotate;
- Derivati (futures, opzioni, CFD, covered warrant, certificates, ecc.) con sottostante “italiano” (azioni italiane soggette a Tobin Tax o indici azionari italiani);
- High-Frequency Trading (HFT) su questi strumenti, quando un algoritmo genera un’elevata percentuale di ordini inseriti e poi cancellati/modificati in millisecondi. Fineco Bank Help
Non rientrano invece direttamente nell’imposta:
- obbligazioni (anche corporate italiane);
- OICR (fondi, SICAV, ETF, ETC), salvo eventuale tassazione su derivati sottostanti, gestita a livello di fondo e non come FTT sul singolo investitore;
- azioni estere, anche se quotate in Italia. Wikipedia
3.2 Aliquote sulle azioni
Per le azioni di società italiane soggette a Tobin Tax (capitalizzazione media dell’anno precedente superiore a 500 milioni di euro, secondo elenco aggiornato ogni anno dal MEF): Fisco e Tasse
- 0,20% sul saldo netto positivo di fine giornata per operazioni su mercati regolamentati o MTF;
- 0,40% per operazioni effettuate OTC (over the counter).
Il calcolo avviene così:
- si considerano tutti gli acquisti e le vendite della giornata sul singolo titolo;
- si calcola il saldo netto di acquisto;
- l’aliquota si applica sul controvalore di questo saldo.
Operazioni intraday (aperte e chiuse nella stessa giornata) che non lasciano posizione aperta a fine seduta non scontano l’imposta sulle azioni: il saldo netto giornaliero è zero.
3.3 Derivati e HFT
Per i derivati con sottostante italiano:
- l’imposta è in misura fissa, diversa per tipologia di strumento, nozionale e mercato di esecuzione (riduzione a 1/5 se quotati su mercati regolamentati);
- si applica sia ad operazioni intraday sia multiday, sia in acquisto che in vendita.
Per l’High-Frequency Trading:
- si applica un’aliquota dello 0,02% sul valore degli ordini cancellati o modificati in eccesso;
- la soglia è quando, nella singola giornata, il rapporto tra ordini cancellati+modificati e ordini immessi+modificati supera il 60% per singolo strumento. Fineco Bank Help
4. Esenzioni chiave: dove la Tobin Tax non colpisce
Le esenzioni più rilevanti oggi: Investireoggi
- Operazioni intraday su azioni senza stock a fine giornata;
- Azioni di società italiane con capitalizzazione media inferiore a 500 milioni di euro (lista MEF aggiornata ogni anno);
- Azioni di società estere (anche se quotate in Italia);
- Emissioni e annullamenti di azioni e strumenti partecipativi;
- Attività di market making e alcune operazioni di stabilizzazione/primario;
- Trasferimenti per successione o donazione.
Questo è il motivo per cui molti trading system puramente intraday, almeno sul segmento azionario, sono “formalmente” fuori dall’FTT: l’imposta colpisce il nettato di fine giornata, non il volume lordo girato durante la seduta.
5. Esempi numerici (e confronto con il 26%)
Per capire il peso reale della Tobin Tax in Italia, conviene metterla a confronto con la tassazione standard sul capital gain (26%, salvo titoli di Stato e pochi altri casi agevolati al 12,5%). Moneta
5.1 Azioni su mercato regolamentato
- Acquisto di 50.000 € di azioni italiane soggette a Tobin Tax, su MTA:
- FTT = 0,20% → 100 € all’ingresso.
Se l’investimento produce, dopo qualche tempo, una plusvalenza di 5.000 €, l’imposta sostitutiva al 26% sarà 1.300 €.
In questo caso la Tobin Tax è un costo “di frizione” relativamente contenuto per chi ragiona in ottica multi–anno, ma diventa rilevante se il turnover del portafoglio è alto (molti ingressi/uscite nell’anno).
5.2 Azioni OTC
- Stessa cifra (50.000 €), ma eseguita OTC:
- FTT = 0,40% → 200 € per singolo ingresso.
5.3 Intraday vs multiday
- Compro al mattino 50.000 € sul titolo X;
- Rivendo nel pomeriggio l’intera posizione;
- Nessuna posizione aperta a fine giornata → niente Tobin Tax sulle azioni.
Se invece:
- compro 50.000 €;
- rivendo in giornata solo 30.000 €, lasciando 20.000 € di posizione a fine seduta;
- la Tobin Tax si applica sui 20.000 € residui (0,20% = 40 €).
6. Cosa è cambiato dal 1° gennaio 2026
L’aumento discusso in manovra risulta approvato. La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025, art. 1 commi 29-31) ha raddoppiato le aliquote con decorrenza 1° gennaio 2026: dallo 0,10% allo 0,20% sui mercati regolamentati, e dallo 0,20% allo 0,40% sulle operazioni OTC.
Il percorso, in sintesi:
- fino al 31 dicembre 2025 l’aliquota sulle azioni era 0,10% (mercati regolamentati) e 0,20% (OTC);
- durante il dibattito parlamentare si era discussa un’ipotesi di aumento graduale, su tre step:
- 0,30% nel 2027;
- 0,35% nel 2028;
- 0,40% dal 1° gennaio 2029;
- il testo approvato ha però scelto una strada diversa: raddoppio immediato dal 1° gennaio 2026, invece dei tre step. Il gettito atteso dal raddoppio è stimato in circa 337 milioni di euro per il 2026.
Due cose restano invece invariate, ed è bene saperlo:
- la soglia dei 500 milioni di capitalizzazione, sotto la quale l’imposta non si applica;
- il meccanismo del saldo netto di fine giornata, che continua a lasciare fuori l’intraday puro sulle azioni. Alle operazioni perfezionate entro il 31 dicembre 2025 si applicano ancora le vecchie aliquote.
In parallelo, il contesto europeo si sta muovendo:
- in Francia la FTT sulle azioni sta passando dallo 0,30% allo 0,40% a partire dal 1° aprile 2025, come previsto dalla Legge Finanziaria francese 2025;
- l’Italia si è ora allineata a quel livello sulle operazioni OTC, mentre sui mercati regolamentati si ferma allo 0,20%.
Per un investitore o un CFO la lettura è chiara: la direzione politica va verso un maggior peso della tassazione sulle transazioni, non solo sugli utili.
7. Implicazioni pratiche per investitori e CFO
Con le aliquote raddoppiate, il peso della Tobin Tax Italia è significativo soprattutto:
- per chi fa molto turnover sui titoli italiani soggetti alla tassa;
- per strategie che ruotano spesso tra singole azioni invece di usare ETF/OICR non colpiti direttamente dalla FTT.
Con il raddoppio già in vigore sull’azionario italiano:
- un ingresso da 50.000 € su un titolo soggetto passa da 50 € a 100 € per singola rotazione su mercato regolamentato, e arriva a 200 € se eseguito OTC;
- i modelli di rotazione tattica del portafoglio diventano molto meno efficienti sul piano fiscale;
- la scelta tra singole azioni italiane ed ETF/strumenti diversificati potrebbe spostarsi ulteriormente verso questi ultimi, pur con altre valutazioni di rischio e trasparenza. Wikipedia
Per i CFO e chi gestisce la tesoreria aziendale:
- la Tobin Tax entra di diritto tra i costi di transazione da modellare insieme a spread, commissioni, imposta di bollo e 26% sul capital gain;
- diventa più razionale pianificare pochi ingressi ben ponderati a favore di un orizzonte temporale medio-lungo, piuttosto che una gestione “trading-style” dell’eccesso di cassa.
8. Conclusione: capire il “perché” per decidere cosa fare
La Tobin Tax, nella sua versione originale, nasce come tentativo di stabilizzare i cambi e finanziare beni pubblici globali. In Italia si è trasformata in una imposta sulle transazioni finanziarie centrata su azioni, derivati e HFT, con un obiettivo doppio: ridurre la speculazione più estrema e fare gettito.
Per chi investe, il punto non è giudicare se sia “giusta” o “sbagliata”, ma:
- misurarne l’impatto sul proprio modo di stare sui mercati;
- confrontare l’azzardo di un portafoglio molto rotante con il costo fisso crescente sulle transazioni;
- valutare alternative coerenti con obiettivi, orizzonte temporale e vincoli di bilancio (personale o aziendale).
La direzione delle politiche fiscali – in Italia e in Europa – indica una strada precisa: la finanza paga di più quando gira spesso su se stessa. Il compito dell’investitore consapevole, e di chi guida la finanza d’impresa, è scegliere se restare in quel gioco o spostarsi su un approccio dove i costi fiscali non mangiano il senso dell’investimento.
In sintesi, la Tobin Tax non sostituisce il 26% (o il 12,5% sui titoli di Stato): si aggiunge. Sulle azioni italiane soggette alla tassa paghi un costo di transazione all’ingresso (0,20–0,40% dal 1° gennaio 2026) e, se l’operazione va in utile, il 26% sulla plusvalenza. Su BTp e titoli di Stato, invece, non c’è Tobin Tax ma resta il prelievo del 12,5% sui rendimenti. Per chi investe, il vero tema non è solo “quanto rendo”, ma quanto mi costa in imposte far girare il portafoglio.
Disclaimer
Questo articolo ha finalità informative e si basa su fonti ufficiali (Agenzia delle Entrate, Gazzetta Ufficiale, MEF) e su ricostruzioni aggiornate della stampa specializzata alla data odierna. Le norme possono cambiare nel tempo: per decisioni operative su casi specifici è sempre opportuno confrontarsi con il proprio commercialista o consulente fiscale di fiducia.
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