Progetto editoriale di educazione finanziaria

La Vetta · Lezione 1.2 · Chi ti paga, e quando

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Tappa 1 · I mattoni · Lezione 2 di 5

Chi ti paga, e quando

Il patto. 10 minuti. Alla fine saprai perché un dividendo alto può essere un cattivo segnale, e perché il giorno in cui te lo pagano non sei più ricco di prima.
Favilla apre

«Questa è la lezione dove cascano quasi tutti, compresi molti che investono da anni. Se la capisci, hai già evitato l’errore più comune che si fa con le azioni.»

La scena

Ad Anna hanno detto: «Guarda questa, rende il 7% all’anno». Il 7% le sembra tantissimo, visto che il conto le rende zero. Prima di decidere qualsiasi cosa, Anna vuole capire da dove esce quel 7%.

L’utile di un’azienda può prendere 4 strade

Quando un’azienda chiude l’anno in guadagno, quel guadagno può andare in 4 direzioni, e sono tutte legittime.

Può essere distribuito ai soci, e allora è il dividendo.
Può essere reinvestito: macchinari nuovi, assunzioni, ricerca.
Può servire a pagare i debiti, e l’azienda diventa più solida.
Può servire a ricomprare le proprie azioni, così chi resta possiede una fetta più grande della stessa torta.

Solo la prima strada ti mette soldi in tasca subito. Le altre 3 lavorano per te restando dentro l’azienda.

L’UTILE DELL’ANNO 1. Ai soci il dividendo esce dall’azienda 2. Reinvestito macchinari, ricerca resta dentro 3. Sui debiti azienda più solida resta dentro 4. Ricompra delle sue azioni resta dentro il tuo conto Le altre 3 strade lavorano per te restando dentro l’azienda: quei soldi sono ancora tuoi, solo che non passano dal conto.
Solo il primo tubo ti mette soldi in tasca oggi. Gli altri 3 li lasciano al lavoro dentro l’azienda di cui sei socio.
Provaci. Un’azienda decide di non pagare dividendi e usa tutto per aprire 2 stabilimenti nuovi. Tu che sei socio ci hai guadagnato o ci hai perso?
Dipende da quanto renderanno quegli stabilimenti, e oggi non si può sapere. Quello che è certo è che quei soldi non sono spariti: sono ancora tuoi, ma stanno dentro l’azienda invece che sul tuo conto.

Il dividendo è una decisione, la cedola è un obbligo

Qui sta la differenza che quasi nessuno conosce.

Chi decide se pagare il dividendo? Il consiglio di amministrazione lo propone, l’assemblea dei soci lo approva. Ogni anno, da capo. Non esiste nessun obbligo di pagarlo, e nessun contratto che tu possa mettere sul tavolo.

La cedola di un’obbligazione funziona all’opposto: è scritta nel contratto. Se non te la pagano sono inadempienti, con tutte le conseguenze del caso.

Ecco perché un dividendo si può ridurre o sospendere, e succede più spesso di quanto si creda. Se gli utili calano, se arriva una crisi, se servono soldi per rimettere in ordine i conti, il primo rubinetto che si chiude è quello dei dividendi. Nel 2020, durante la pandemia, moltissime aziende europee li hanno tagliati in poche settimane, e alle banche fu perfino chiesto dalle autorità di non distribuirli. Chi ci contava per pagare le bollette lo ha scoperto nel modo peggiore.

LA CEDOLA · un obbligo IL DIVIDENDO · una decisione 31 dicembre, 3% sta scritto nel contratto lo vota l’assemblea, ogni anno Se non pagano sono inadempienti: puoi farci qualcosa Se non pagano hanno deciso così: non c’è niente da fare
Stessa domanda per tutti e 2: cosa succede se non pagano? La risposta è il motivo per cui la cedola e il dividendo non sono la stessa cosa.
Favilla incoraggia

«Adesso viene la parte controintuitiva, quella che sembra sbagliata la prima volta che la senti. Rileggila 2 volte se serve: quando ti sarà chiara, avrai capito più di dividendi tu di molta gente che li incassa da vent’anni.»

Il giorno in cui te lo pagano non sei più ricco

Facciamo i conti con numeri piccoli.

Un’azione costa 10 euro. L’azienda ha in cassa 1 euro per azione e decide di distribuirlo.

Il giorno dello stacco succedono 2 cose insieme. Ti arriva 1 euro sul conto. E l’azione, quello stesso giorno, vale 9 euro.

Tu hai in mano 9 euro di azione più 1 euro di contanti. Fanno 10, come prima.

È solo aritmetica. L’azienda vale un po’ meno perché ha in cassa un euro in meno, e quell’euro adesso è tuo. È come togliere una moneta dal salvadanaio e metterla in tasca: la moneta è sempre la tua, ha solo cambiato posto.

Da qui viene una conseguenza pratica. Chi compra un’azione il giorno prima dello stacco per «prendersi il dividendo» non ha fatto nessun affare: ha spostato soldi da una tasca all’altra, e sopra quello spostamento ha anche pagato le tasse.

IL GIORNO DELLO STACCO PRIMA 10 € 1€ esce 1 euro DOPO 9 € 1€ in tasca tua 9 € di azione + 1 € in tasca = 10 € lo stesso totale di prima: la moneta ha solo cambiato posto
Lo stacco del dividendo non aggiunge niente al totale. Toglie una moneta dal salvadanaio e te la mette in tasca.
Provaci. Se un’azione da 20 euro stacca un dividendo di 2 euro, il giorno dopo quanto vale l’azione?
Circa 18 euro, e tu hai 2 euro sul conto. In tutto sempre 20. Poi il prezzo si muoverà per mille altri motivi, ma lo stacco in sé non ti ha reso più ricco.

E allora quel 7%?

Torniamo alla domanda di Anna.

Quel numero è un rapporto: quanto paga l’azienda diviso quanto costa l’azione.

Un’azienda paga 1 euro di dividendo. Se l’azione costa 20 euro, il rapporto è 5%. Se il prezzo dell’azione crolla a 10 euro, lo stesso identico euro diventa un rapporto del 10%.

Il dividendo è rimasto 1 euro. A dimezzarsi è stato il prezzo, e la percentuale è salita da sola. E quasi sempre il prezzo è sceso perché in molti pensano che quell’euro l’anno prossimo non arriverà più.

Ecco perché una percentuale altissima è più spesso un campanello d’allarme che un affare. Prima di guardare quel numero, la domanda giusta è un’altra: perché rende così tanto?

1 € di dividendo 20 € di prezzo = 5% il prezzo crolla 1 € di dividendo 10 € di prezzo = 10% Sopra la riga non si è mosso un centesimo. La percentuale è raddoppiata perché è crollato quello che sta sotto
Una percentuale che sale di colpo racconta quasi sempre una cosa sola: il prezzo è sceso, e qualcuno teme che il dividendo non arrivi più.

Le aziende che non pagano niente, e fanno bene

C’è un’intera categoria di aziende che non ha mai distribuito un dividendo, per scelta.

Sono di solito quelle in forte crescita. Il ragionamento è semplice: se ogni euro trattenuto dentro l’azienda può essere reinvestito bene, darlo ai soci sarebbe un cattivo affare per i soci stessi.

L’esempio più famoso è la società di Warren Buffett, che in oltre mezzo secolo non ha praticamente mai pagato dividendi. La sua logica è disarmante: se so far fruttare quei soldi meglio di quanto faresti tu ricevendoli, lasciali a me. Con una nota che fa sorridere: Buffett detesta pagare dividendi e adora incassarli dalle aziende in cui investe.

La conseguenza pratica è che non esiste il mattone migliore in assoluto. Un’azienda matura, che non ha più molte occasioni davanti, fa bene a restituire gli utili. Un’azienda giovane fa bene a tenerli. Chi ha bisogno di incassi regolari e sceglie solo aziende che reinvestono resterà a bocca asciutta, e il motivo sta nell’aver comprato un’altra cosa rispetto a quella che serviva.

L’avvertenza di Favilla

Quando qualcuno ti mostra una percentuale alta, non chiedere quanto rende. Chiedi 2 cose: da quanti anni la pagano senza interruzioni, e perché il prezzo è sceso tanto da far salire quel numero. Le risposte a queste 2 domande valgono più della percentuale.

Il simulatore · chi ti paga, in 5 anni

Metti una cifra e scegli il mattone. Vedi quanto ti entra in tasca strada facendo e quanto ti resta alla fine.

Numeri illustrativi, messi lì per far vedere il meccanismo. Il risultato vero non lo prevede nessuno.
Favilla, in 3 punti
  1. La cedola di un’obbligazione è un obbligo scritto. Il dividendo di un’azione è una decisione presa ogni anno da capo, e si può interrompere.
  2. Il giorno dello stacco il prezzo scende all’incirca dello stesso importo. La moneta esce dal salvadanaio e va in tasca: il totale non cambia.
  3. Una percentuale altissima quasi sempre vuol dire che il prezzo è crollato. Prima di rallegrarti, chiediti perché.

Il quiz, 3 domande

1. Il dividendo è un obbligo o una decisione?
Una decisione. Il consiglio la propone e l’assemblea la approva, ogni anno da capo. Nel 2020 moltissime aziende europee hanno tagliato i dividendi in poche settimane.
2. Un’azione da 10 euro stacca 1 euro: il giorno dopo quanto vale?
Circa 9 euro. In mano hai 9 euro di azione più 1 euro di contanti: sempre 10. La moneta ha cambiato posto.
3. Se il dividendo resta uguale e il prezzo si dimezza, la percentuale sale o scende?
Sale. Sopra la riga non è cambiato niente, sotto il prezzo si è dimezzato. Prima di rallegrarsi conviene chiedersi perché il prezzo è sceso così tanto.
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