Chi ti paga, e quando
«Questa è la lezione dove cascano quasi tutti, compresi molti che investono da anni. Se la capisci, hai già evitato l’errore più comune che si fa con le azioni.»
Ad Anna hanno detto: «Guarda questa, rende il 7% all’anno». Il 7% le sembra tantissimo, visto che il conto le rende zero. Prima di decidere qualsiasi cosa, Anna vuole capire da dove esce quel 7%.
L’utile di un’azienda può prendere 4 strade
Quando un’azienda chiude l’anno in guadagno, quel guadagno può andare in 4 direzioni, e sono tutte legittime.
Può essere distribuito ai soci, e allora è il dividendo.
Può essere reinvestito: macchinari nuovi, assunzioni, ricerca.
Può servire a pagare i debiti, e l’azienda diventa più solida.
Può servire a ricomprare le proprie azioni, così chi resta possiede una fetta più grande della stessa torta.
Solo la prima strada ti mette soldi in tasca subito. Le altre 3 lavorano per te restando dentro l’azienda.
Il dividendo è una decisione, la cedola è un obbligo
Qui sta la differenza che quasi nessuno conosce.
Chi decide se pagare il dividendo? Il consiglio di amministrazione lo propone, l’assemblea dei soci lo approva. Ogni anno, da capo. Non esiste nessun obbligo di pagarlo, e nessun contratto che tu possa mettere sul tavolo.
La cedola di un’obbligazione funziona all’opposto: è scritta nel contratto. Se non te la pagano sono inadempienti, con tutte le conseguenze del caso.
Ecco perché un dividendo si può ridurre o sospendere, e succede più spesso di quanto si creda. Se gli utili calano, se arriva una crisi, se servono soldi per rimettere in ordine i conti, il primo rubinetto che si chiude è quello dei dividendi. Nel 2020, durante la pandemia, moltissime aziende europee li hanno tagliati in poche settimane, e alle banche fu perfino chiesto dalle autorità di non distribuirli. Chi ci contava per pagare le bollette lo ha scoperto nel modo peggiore.
«Adesso viene la parte controintuitiva, quella che sembra sbagliata la prima volta che la senti. Rileggila 2 volte se serve: quando ti sarà chiara, avrai capito più di dividendi tu di molta gente che li incassa da vent’anni.»
Il giorno in cui te lo pagano non sei più ricco
Facciamo i conti con numeri piccoli.
Un’azione costa 10 euro. L’azienda ha in cassa 1 euro per azione e decide di distribuirlo.
Il giorno dello stacco succedono 2 cose insieme. Ti arriva 1 euro sul conto. E l’azione, quello stesso giorno, vale 9 euro.
Tu hai in mano 9 euro di azione più 1 euro di contanti. Fanno 10, come prima.
È solo aritmetica. L’azienda vale un po’ meno perché ha in cassa un euro in meno, e quell’euro adesso è tuo. È come togliere una moneta dal salvadanaio e metterla in tasca: la moneta è sempre la tua, ha solo cambiato posto.
Da qui viene una conseguenza pratica. Chi compra un’azione il giorno prima dello stacco per «prendersi il dividendo» non ha fatto nessun affare: ha spostato soldi da una tasca all’altra, e sopra quello spostamento ha anche pagato le tasse.
E allora quel 7%?
Torniamo alla domanda di Anna.
Quel numero è un rapporto: quanto paga l’azienda diviso quanto costa l’azione.
Un’azienda paga 1 euro di dividendo. Se l’azione costa 20 euro, il rapporto è 5%. Se il prezzo dell’azione crolla a 10 euro, lo stesso identico euro diventa un rapporto del 10%.
Il dividendo è rimasto 1 euro. A dimezzarsi è stato il prezzo, e la percentuale è salita da sola. E quasi sempre il prezzo è sceso perché in molti pensano che quell’euro l’anno prossimo non arriverà più.
Ecco perché una percentuale altissima è più spesso un campanello d’allarme che un affare. Prima di guardare quel numero, la domanda giusta è un’altra: perché rende così tanto?
Le aziende che non pagano niente, e fanno bene
C’è un’intera categoria di aziende che non ha mai distribuito un dividendo, per scelta.
Sono di solito quelle in forte crescita. Il ragionamento è semplice: se ogni euro trattenuto dentro l’azienda può essere reinvestito bene, darlo ai soci sarebbe un cattivo affare per i soci stessi.
L’esempio più famoso è la società di Warren Buffett, che in oltre mezzo secolo non ha praticamente mai pagato dividendi. La sua logica è disarmante: se so far fruttare quei soldi meglio di quanto faresti tu ricevendoli, lasciali a me. Con una nota che fa sorridere: Buffett detesta pagare dividendi e adora incassarli dalle aziende in cui investe.
La conseguenza pratica è che non esiste il mattone migliore in assoluto. Un’azienda matura, che non ha più molte occasioni davanti, fa bene a restituire gli utili. Un’azienda giovane fa bene a tenerli. Chi ha bisogno di incassi regolari e sceglie solo aziende che reinvestono resterà a bocca asciutta, e il motivo sta nell’aver comprato un’altra cosa rispetto a quella che serviva.
Quando qualcuno ti mostra una percentuale alta, non chiedere quanto rende. Chiedi 2 cose: da quanti anni la pagano senza interruzioni, e perché il prezzo è sceso tanto da far salire quel numero. Le risposte a queste 2 domande valgono più della percentuale.
Il simulatore · chi ti paga, in 5 anni
Metti una cifra e scegli il mattone. Vedi quanto ti entra in tasca strada facendo e quanto ti resta alla fine.
- La cedola di un’obbligazione è un obbligo scritto. Il dividendo di un’azione è una decisione presa ogni anno da capo, e si può interrompere.
- Il giorno dello stacco il prezzo scende all’incirca dello stesso importo. La moneta esce dal salvadanaio e va in tasca: il totale non cambia.
- Una percentuale altissima quasi sempre vuol dire che il prezzo è crollato. Prima di rallegrarti, chiediti perché.
