Progetto editoriale di educazione finanziaria

La Vetta · Lezione 1.5 · Dove si comprano

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Tappa 1 · I mattoni · Lezione 5 di 5

Dove si comprano

Il patto. 12 minuti. Alla fine sai in che posto finiscono i tuoi soldi quando premi «compra», a che ora quel posto è aperto, e perché il dollaro ti riguarda anche se hai pagato in euro.
Favilla apre

«Fin qui abbiamo guardato i mattoni e i contenitori. Adesso guardiamo il cantiere: dove si comprano, con quali orari, in che valuta, e chi altro gira da quelle parti. È la lezione che chiude la prima tappa, ed è quella che evita gli spaventi inutili.»

La scena

Sabato sera Anna si decide. Apre il conto, cerca il fondo, inserisce l’ordine. Poi resta a guardare la schermata, e non succede niente. Il prezzo è fermo, uguale identico a quello di ieri. Ci resta male e pensa che il sito sia rotto. Il sito funziona benissimo: è la borsa che è chiusa.

La borsa è un posto, e in mezzo c’è sempre qualcuno

Questi mattoni non si comprano al mercato rionale. Azioni ed ETF si scambiano in borsa, un mercato regolamentato dove chi compra e chi vende si incontrano.

Ma non ci vai tu di persona. In mezzo c’è sempre un intermediario, la tua banca o il tuo broker, che porta il tuo ordine dentro il mercato. Tu premi un tasto, l’ordine viaggia, dall’altra parte c’è qualcuno che sta vendendo esattamente quello che tu stai comprando, e l’incontro avviene lì.

Le borse hanno un nome e una casa. Piazza Affari a Milano, Xetra a Francoforte, il NYSE e il Nasdaq a New York, e così via in ogni paese.

TU premi «compra» l’intermediario banca o broker porta dentro l’ordine LA BORSA dove ci si incontra l’incontro avviene qui chi vende non lo conosci sta vendendo quello che tu stai comprando Non ci vai tu di persona: in mezzo c’è sempre qualcuno che porta l’ordine.
La catena è sempre questa. Cambia solo chi sta all’altro capo, e non lo saprai mai.

Gli orari, e cosa succede quando è chiuso

Le borse hanno orari come i negozi.

Borsa Italiana apre alle 9:00 e chiude alle 17:30. Francoforte fa più o meno lo stesso. New York, con il fuso, per noi va dalle 15:30 alle 22:00, ed è il motivo per cui certe giornate si decidono nel nostro pomeriggio. Quando in Italia è notte, sono aperte le borse asiatiche.

Il sabato e la domenica sono chiuse tutte, e a Natale pure.

Fuori orario il prezzo si ferma. Quello che vedi sullo schermo la domenica è l’ultima fotografia, scattata venerdì alle 17:30. Oggi un prezzo non esiste, perché non c’è nessuno che compra e nessuno che vende. Il tuo ordine di sabato resta in coda e viene eseguito lunedì mattina, quando riaprono.

E qui c’è la cosa che sorprende: lunedì il prezzo può ripartire più in alto o più in basso di dove si era fermato venerdì. Nel fine settimana il mondo non si ferma, e se succede qualcosa di grosso la notizia si scarica tutta insieme sulla prima apertura utile. Nessun guasto: è semplicemente la fila che si smaltisce.

LE 24 ORE, IN ORA ITALIANA 0369 1215182124 Tokyo, mentre qui è notte Milano e Francoforte · 9:00 – 17:30 New York · 15:30 – 22:00 SABATO E DOMENICA: TUTTO SPENTO, IL PREZZO NON ESISTE orari indicativi, cambiano di poco con l’ora legale
Fuori orario il prezzo che vedi è l’ultima fotografia, non un prezzo di oggi.
Provaci. Anna inserisce un ordine sabato alle 21:00. Quando viene eseguito?
Lunedì mattina, alla riapertura. E al prezzo di lunedì, che può essere diverso da quello che lei ha visto sullo schermo il sabato.

Una sola eccezione: il bitcoin. Si scambia 24 ore su 24, tutti i giorni, Natale compreso. È l’unico dei 5 mattoni della prima lezione che non conosce orari di chiusura.

Favilla incoraggia

«Se hai capito questa cosa, ti sei già risparmiata una paura: il giorno in cui vedrai il prezzo fermo per ore non penserai che sia successo qualcosa. Adesso arriva il pezzo che quasi tutti sbagliano, e lo facciamo con i numeri.»

La valuta: il pezzo che quasi tutti sbagliano

Nella lezione 1.4 abbiamo visto che nel nome dell’ETF c’è scritta una valuta, per esempio USD. Ho detto che lo compri in euro lo stesso. È vero. E adesso arriva il ma.

Comprarlo in euro non ti toglie il dollaro di dosso.

Dentro quel contenitore ci sono aziende americane, che fatturano in dollari e valgono dollari. Il prezzo in euro che vedi sullo schermo è solo una traduzione, fatta al cambio del momento. Se cambia il cambio, cambia la traduzione, anche se le aziende sono ferme.

Guardiamolo con dei numeri tondi.

Anna investe 1.000 € quando 1 € vale 1,10 $. Con quei 1.000 euro il contenitore compra 1.100 $ di azioni americane.

Passa un anno. Le azioni vanno bene e salgono del 10%: adesso valgono 1.210 $.

Nello stesso anno però l’euro si rafforza e arriva a valere 1,21 $. Anna riporta tutto a casa: 1.210 diviso 1,21 fa 1.000 €.

Il 10% è sparito. Nessuna azione è scesa, nemmeno di un centesimo.

Funziona anche al contrario. Se in quell’anno fosse stato il dollaro a rafforzarsi, Anna si sarebbe ritrovata più di quel 10%, senza aver fatto niente di diverso. Il cambio toglie e dà, e nessuno sa in anticipo da che parte tira.

Esistono contenitori che provano a neutralizzarlo, quelli con scritto EUR Hedged nel nome. Costano un po’ di più, e non è detto che ti servano. Per ora la cosa da portare a casa è una sola: se dentro c’è roba americana, il dollaro c’entra, punto.

LE AZIONI SALGONO, E TU RESTI FERMO metti 1.000 € quando 1 € vale 1,10 $ 1.100 $ di azioni americane +10% passa 1 anno le azioni adesso valgono 1.210 $ ma intanto l’euro si rafforza 1 € = 1,21 $ riporti in euro 1.210 : 1,21 ti ritrovi con 1.000 € Il 10% è sparito, e nessuna azione è scesa di un centesimo. Funziona anche al contrario: se fosse stato il dollaro a rafforzarsi, avresti preso più del 10%.
Il prezzo in euro che vedi sullo schermo è la traduzione di un valore che nasce in dollari. Se cambia il cambio, cambia la traduzione.
Provaci. Un ETF quotato in euro pieno di aziende americane: il cambio euro dollaro lo riguarda?
Sì, eccome. La quotazione in euro è solo la traduzione di un valore che nasce in dollari. La valuta scritta sull’etichetta non c’entra niente con il rischio di cambio: quello dipende da cosa c’è dentro.

Nello stesso posto gira anche altro

In borsa non si scambiano solo mattoni. Girano anche attrezzi che sembrano mattoni e non lo sono.

I derivati, e sotto questo nome stanno i futures, le opzioni e i CFD, sono contratti che scommettono su come si muoverà un prezzo. Tu non possiedi l’azienda, non presti niente a nessuno, non hai in mano nessun oggetto: hai un accordo su un movimento, e basta.

Molti di questi usano la leva. Vuol dire che con 100 € ti muovi come se ne avessi 500. Se il prezzo sale del 10%, guadagni come se fosse salito del 50%. Se scende del 10%, perdi come se fosse sceso del 50%, e i tuoi 100 € sono diventati 50 €. Con certi strumenti si può perdere molto in fretta, più in fretta di quanto una persona si aspetti.

Sono attrezzi da cantiere professionale. Sapere che esistono serve, per non confonderli con quello che abbiamo visto in questa tappa. Per ora basta questo.

LO STESSO MOVIMENTO DEL 10%, SU 100 € SENZA LEVA 100 € 90 – 110 oscilla piano CON LEVA 5 150 € 50 € la stessa oscillazione Il movimento sotto è identico. Cambia solo quanto ti arriva addosso.
La leva non cambia il mercato: moltiplica quello che il mercato ti fa.
Una cosa che quasi nessuno sa

La borsa più grande del mondo è nata all’aperto. Il 17 maggio 1792, 24 sensali si misero d’accordo sotto un platano in Wall Street: firmarono mezza pagina in cui si impegnavano a trattare solo fra loro e a rispettare una commissione minima. Da quel foglio è venuto il New York Stock Exchange. Anche Piazza Affari nasce da un atto scritto, un decreto del 16 gennaio 1808. Una borsa, prima di essere un luogo, è sempre un insieme di regole che qualcuno ha deciso di rispettare.

L’avvertenza di Favilla

È qui che si presentano le trappole più vecchie del mondo. Rendimenti alti garantiti, guadagni sicuri, occasioni che scadono stasera. Tienilo scritto da qualche parte: se il rendimento promesso è alto e il rischio dichiarato è zero, quella è una trappola. E prima di mettere un euro da qualche parte, controlla che l’intermediario sia nell’elenco degli operatori autorizzati sul sito della Consob. Ci vogliono 2 minuti, e sono i 2 minuti meglio spesi di tutta la tappa.

Il simulatore · il cambio, in euro

Parti da 1.000 €. Muovi le 2 leve e guarda cosa ti resta, una volta riportato tutto in euro.

Quanto fanno le azioni, in dollari: 0%

Quanto si muove l’euro contro il dollaro: 0%

1.000 €

Numeri illustrativi, messi lì per far vedere il meccanismo. Il risultato vero non lo prevede nessuno.
Favilla, in 3 punti
  1. La borsa è un posto con orari. Fuori orario il prezzo non si muove, il tuo ordine aspetta, e alla riapertura può ripartire da un altro punto.
  2. Se dentro c’è roba americana, il dollaro ti riguarda, anche se hai pagato in euro. Il cambio toglie e dà.
  3. In borsa girano anche contratti che non sono mattoni. Con la leva la stessa oscillazione ti arriva addosso moltiplicata.

Il quiz, 3 domande

1. Un ordine inserito di domenica quando viene eseguito?
Lunedì alla riapertura. Il prezzo che vedi la domenica è l’ultima fotografia di venerdì, e lunedì il mercato può ripartire da un altro punto.
2. Un ETF quotato in euro con dentro aziende americane risente del cambio?
Sì. Il rischio di cambio dipende da cosa c’è dentro, non dalla valuta scritta sull’etichetta.
3. Cosa fa la leva a un movimento del 10%?
Lo moltiplica in tutte e 2 le direzioni. Con leva 5, un movimento del 10% diventa un movimento del 50% sui tuoi soldi.

Il campo base è dietro di te

Questa era l’ultima delle 5 lezioni della prima tappa. Adesso sai che cosa esiste, chi ti paga e quando, dentro quali contenitori si trovano le cose, come si legge la loro etichetta e in che posto si comprano.

Da qui in avanti si sale. La tappa seguente insegna a leggere un grafico, e la prima lezione è quella che regge tutto il percorso: perché rischio e rendimento non si separano mai.

LA VETTA Favilla CAMPO BASE RAGGIUNTO La prima notte La scintilla che ti scalda stasera è la stessa luce che vedi lassù.
Fine del campo base. La favilla che ti scalda stasera è la stessa luce che, cresciuta, ti aspetta in cima.
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