Il negozio sotto casa
«Fino a ieri hai imparato a leggere il prezzo. Da oggi si passa dall’altra parte del banco, e si guarda che cosa c’è sotto: un’azienda che ogni giorno apre, vende qualcosa e paga qualcuno. Il prezzo lo trovi scritto, il valore lo devi stimare, e si comincia da un posto che conosci già.»
Il cugino di Anna ha una panetteria a 200 metri da casa sua, e le propone di rilevarne metà. Anna in 10 minuti gli fa 6 domande: quanto incassi in un anno, quanto ti resta, quanto costa il forno che va cambiato, chi sono i clienti fissi, quanto ti paga il ristorante e quando, cosa succede se aprono il supermercato di fronte. Poi ci pensa 3 giorni. Il mese prima aveva comprato un’azione guardando il grafico degli ultimi 6 mesi, e quelle 6 domande non se le era fatte.
Che cosa possiedi, quando possiedi un’azione
Un’azione è una quota di proprietà di un’azienda vera, con dentro dei forni, dei clienti e delle persone che ci lavorano. Il simbolo che lampeggia sullo schermo è il suo prezzo del momento, mentre la cosa posseduta resta la panetteria del cugino con tutte le sue mattine.
Se la panetteria è divisa in 1.000 quote e chiude l’anno con 10.000 euro di utile, ogni quota ha prodotto 10 euro. In borsa quel numero si chiama utile per azione, ed è il mattone su cui si costruisce tutto il resto della tappa.
C’è però una cosa che il possesso di quella quota ti dà davvero, e vale la pena dirla con precisione: ti dà diritto a una fetta di tutto quello che la panetteria guadagnerà da domani in avanti, finché esisterà. Gli utili degli anni passati sono già stati distribuiti o già rimessi dentro l’azienda da chi possedeva le quote allora. Quello che compri sta nel futuro, ed è per questo che il valore si stima invece di leggerlo scritto da qualche parte.
Le 3 righe della macchina
Vista da lontano, un’azienda è una macchina che trasforma soldi in altri soldi, e il prospetto che la racconta ha 3 righe sole. I ricavi sono quanto entra vendendo pane. I costi sono la farina, gli stipendi, l’affitto, l’energia e le tasse. L’utile è quello che resta.
Su un anno della panetteria i numeri possono essere questi: 240.000 euro di pane venduto, 230.000 euro di costi, 10.000 euro rimasti. Detta così sembra una fetta sottile, e infatti lo è: su 100 euro di pane venduto ne restano circa 4. La stessa struttura, con qualche zero in più, regge il conto economico di una società quotata.
L’utile non è la cassa
Qui c’è il punto che separa chi ha capito da chi ripete, e vale la pena andarci piano. L’utile è un numero costruito con delle regole: si mettono in fila i ricavi di competenza dell’anno, si tolgono i costi di competenza dell’anno, e dentro ci sono stime, ammortamenti e valutazioni. La cassa è quanta moneta si trova nel cassetto il 31 dicembre.
Le 2 cose si allontanano ogni volta che una vendita viene registrata prima di essere incassata. Il cugino di Anna consegna 6.000 euro di pane al ristorante il 15 gennaio ed emette la fattura: da quel momento il bilancio conta 6.000 euro di ricavo. Il bonifico arriva il 15 aprile. In mezzo ci sono 90 giorni in cui la farina è stata comprata, gli stipendi sono stati pagati il 10 di ogni mese, e la bolletta della luce è arrivata puntuale.
Lo stesso scarto nasce dal magazzino, quando i soldi diventano farina che aspetta sugli scaffali, e dagli investimenti, quando escono tutti insieme per un forno che durerà 10 anni. E nasce anche al contrario: l’ammortamento del forno è un costo che abbassa l’utile di quest’anno senza far uscire un euro, perché il forno è stato pagato 3 anni fa.
Per questo, quando si vuole valutare sul serio, si guarda quanti soldi l’azienda mette da parte davvero dopo aver pagato tutto e dopo aver rimesso dentro quello che serve per restare in piedi. È quello che un proprietario unico potrebbe portarsi a casa.
Un’azienda può restare senza soldi proprio perché cresce. Se gli ordini raddoppiano, la farina va comprata subito e gli stipendi vanno pagati il 10, mentre i clienti nuovi pagheranno a 90 giorni: più l’azienda vende, più denaro deve anticipare, e quel denaro esce prima di rientrare. Il bilancio in quegli anni è bello da leggere, con i ricavi che salgono e l’utile che sale con loro. Chi guarda solo quelle righe se ne accorge quando la banca chiama.
Il valore di un’azienda sta negli anni che devono ancora venire, e quegli anni nessuno li ha visti. Per questo il numero esatto non lo può dare nessuno, e chi te lo dà con la virgola sta vendendo qualcosa. Quello che si può fare, e che questa tappa insegna a fare, è capire quali ipotesi stanno dentro un prezzo e chiedere conto di quelle.
Il simulatore · dall’utile ai soldi sul conto
Quanti soldi in più trova sul conto corrente il 31 dicembre?
- Un’azione è una quota di un’azienda vera, e ti dà diritto a quello che quell’azienda guadagnerà da domani in avanti. Gli utili già fatti li ha presi chi possedeva le quote allora.
- Un’azienda si racconta in 3 righe: quanto entra, quanto esce, quanto resta. Il «quanto resta» è una fetta sottile, e si muove molto più in fretta delle altre 2.
- L’utile e i soldi sul conto sono 2 numeri diversi sullo stesso anno, perché una vendita si registra quando avviene e si incassa quando arriva il bonifico. Il bilancio li scrive tutti e 2, in 2 prospetti diversi.
