Quello che la mappa non dice
«Un grafico registra dove i prezzi sono passati, e quel lavoro lo fa bene. Sul perché ci siano passati tace, e su domani tace ancora di più. Chi lo apre 20 volte al giorno decide 20 volte sulla stessa cosa, con le stesse informazioni di partenza.»
Anna, dopo aver comprato il titolo della lezione precedente, si è messa l’applicazione della banca sul telefono e nelle prime settimane l’ha aperta anche 10 volte al giorno. A fine mese si accorge di aver venduto una parte in una mattina rossa e di averla ricomprata 3 giorni dopo più in alto, mentre dell’azienda non era uscita nessuna notizia.
Dove il grafico si ferma
Il primo limite si chiama senno di poi. Pavimenti, soffitti e direzioni si vedono benissimo a sinistra dello schermo, dove la storia è già finita, e molto peggio sul bordo destro, che è il punto in cui ti trovi tu quando devi decidere. Chi ti mostra esempi perfetti li ha quasi sempre scelti dopo, fra i casi in cui quella lettura aveva funzionato.
Il secondo limite l’hai già incontrato con i soffitti: una zona regge finché regge, e nessun numero di tocchi la rende eterna.
Il terzo tiene in piedi tutte le tappe che restano. Il grafico registra dove i prezzi si sono fermati e sul perché tace, dato che il perché abita nei bilanci, negli utili e nei tassi, che sono la salita delle prossime tappe. Dentro questi 3 confini la mappa ti dice dove sei, ti mostra il terreno e ti prepara le alternative, mentre fuori da questi confini le risposte che sembra darti ce le hai messe tu.
Il rumore, e come si scambia per informazione
Dietro la parola rumore c’è una letteratura seria, e da lì esce la ragione per cui lo zoom del grafico pesa sui risultati di chi investe.
In finanza il primo a metterlo per iscritto fu Fischer Black, uno dei padri della finanza moderna, in un saggio del 1986 intitolato Noise, dove separa l’informazione dal rumore, cioè dai movimenti che non portano nessuna notizia. Molti scambiano sul rumore convinti di sapere qualcosa, mentre stanno reagendo a un movimento casuale. Il rumore, quindi, si tiene, e si tiene lontano dal tavolo dove prendi le decisioni.
Il secondo pezzo arriva dalla psicologia. Daniel Kahneman, premio Nobel, con Olivier Sibony e Cass Sunstein ha dedicato al tema un libro intero, Rumore, del 2021, e lì il rumore sta nei giudizi umani: 2 medici che davanti agli stessi esami arrivano a diagnosi diverse, 2 giudici che assegnano pene diverse allo stesso reato. Gli autori lo distinguono dal bias, che è l’errore sempre nella stessa direzione, come un tiratore che sposta a sinistra a ogni colpo, mentre il rumore è la dispersione dei colpi su tutto il bersaglio. Fra i tipi che descrivono ce n’è uno che ci riguarda da vicino, il rumore occasionale: la stessa persona, sullo stesso caso, decide diversamente a seconda del momento in cui giudica, dell’umore che ha addosso e dei casi che ha freschi in memoria.
Messi insieme i 2 pezzi, il grafico a 5 minuti si legge in un altro modo. Scendere di zoom aggiunge occasioni di giudizio e lascia l’informazione dov’era: l’azienda è la stessa, mentre tu decidi in modo diverso a seconda di quando guardi. Compri per un sussulto verde, vendi per uno rosso, e a dicembre hai fatto moltissimo movimento partendo da zero notizie nuove. L’antidoto che Kahneman propone si chiama igiene decisionale, e qui vuol dire scegliere prima ogni quanto si apre la mappa, e con quale zoom.
Il rumore somiglia a un’informazione ricca: un grafico al minuto pulsa, mette davanti decine di occasioni ogni ora e dà la sensazione fisica di essere sul pezzo, che è piacevole e per questo pericolosa. Chi guarda il mensile sembra pigro accanto a chi fissa i 5 minuti, e a dicembre si ritrova con meno operazioni fatte e meno costi pagati.
Lo stesso giorno con 2 zoom diversi
Il 6 maggio 2010 i mercati americani erano già scesi di oltre il 4% per le notizie sul debito greco, quando alle 14:32 di New York un grande investitore lanciò un ordine automatico che vendeva in blocco contratti legati all’indice S&P 500, per circa 4,1 miliardi di dollari. Fra le 14:41 e le 14:45 gli indici persero un altro 5-6% in poco più di 4 minuti, e toccarono minimi di giornata intorno al 9-10% sotto la chiusura del giorno prima. Alle 14:45:28 la borsa di Chicago sospese gli scambi per 5 secondi, e per le 15:00 i prezzi erano in gran parte tornati dov’erano, mentre a fine giornata gli indici chiusero circa il 3% sotto il giorno prima. Nelle cronache di borsa quel pomeriggio è rimasto come flash crash, il crollo lampo, e la cronologia che hai appena letto sta scritta nel rapporto che la SEC e la CFTC americane pubblicarono su quella giornata.
Con lo zoom al minuto quel pomeriggio è il crollo del secolo, e c’è chi ha venduto tutto mentre succedeva; con lo zoom al mese, in quel grafico si trova una candela con l’ombra inferiore un po’ più lunga del solito. Stesso mercato e stessa giornata, con in mezzo soltanto il modo in cui è stato disegnato il tempo.
Febbraio 2020 dice la stessa cosa su una scala più lunga. Fra il 19 febbraio e il 23 marzo l’indice americano S&P 500 perde il 33,9%, e il 18 agosto chiude sopra il record di febbraio. Chi apriva il grafico ogni 5 minuti ha avuto davanti decine di occasioni per vendere nel momento peggiore, mentre chi lo apriva una volta al mese ha visto 2 candele rosse molto lunghe e poi la risalita.
Le figure che ci mettiamo noi
La testa umana trova schemi dappertutto, ed è la stessa macchina che fa vedere i volti nelle nuvole. Davanti a un grafico continua a lavorare e disegna triangoli, teste e spalle, bandiere, canali: alcune di quelle figure descrivono qualcosa di reale, molte sono rumore a cui abbiamo dato un nome. Per separarle c’è una domanda onesta: l’avresti vista, quella figura, prima che il movimento fosse finito? Quasi sempre la risposta è no.
Dal momento in cui compri smetti di essere un osservatore neutrale, e sullo stesso grafico chi ha comprato vede un pavimento solido mentre chi ha venduto vede un soffitto che tiene. Si chiama bias di conferma, cioè la tendenza a raccogliere le prove che ci danno ragione e a scartare le altre, ed è la stessa selezione che fa chi ti mostra solo gli esempi riusciti.
L’antidoto resta l’igiene decisionale, e si scrive con la penna in mano: prima di aprire la mappa, metti su carta che cosa ti aspetti e che cosa ti farebbe cambiare idea.
Poche operazioni, e poi si dorme
Conviene dirlo con chiarezza, perché orienta ogni scelta del percorso: qui si impara a leggere una mappa, e il mestiere del trader resta un altro. Il trader vive sul grafico ed entra ed esce decine di volte, con piattaforme dedicate e costi per operazione bassissimi, perché su migliaia di eseguiti ogni frazione di commissione decide come gli finisce l’anno.
Chi investe gioca un altro sport, e la sua idea è fare poche operazioni ragionate per poi dormire tranquillo, aprendo il grafico 1 o 2 volte l’anno invece che 1 o 2 volte all’ora. C’è anche una ragione di aritmetica: ogni operazione in più porta una commissione e uno spread, cioè la differenza fra il prezzo a cui compri e quello a cui vendi nello stesso istante, e quei morsi ripetuti si mangiano una parte del risultato.
Quanto pesano quei morsi si vede in un conto già fatto, su questo sito: un robot che indovinava la direzione del mercato quasi 8 volte su 10 è arrivato a fine corsa con 10 volte meno del mercato stesso, perché ogni operazione si portava via la sua fetta. Il racconto sta in Il robot aveva ragione quasi 8 volte su 10.
Se il grafico si apre 2 volte l’anno, allora perché studiare la mappa? Perché saperla leggere serve a sapere che cosa possiedi, a riconoscere il terreno quando qualcuno te lo racconta, e ad accorgerti quando una spiegazione non sta in piedi.
La mappa registra il passato e su domani tace. Chi la guarda più spesso vede più movimenti, e i movimenti in più arrivano da come è disegnato il tempo. Chi ti vende un grafico da controllare ogni ora ti sta vendendo occasioni di decidere.
Il simulatore · la stessa giornata, 3 zoom
Come apparirà la stessa giornata dentro un grafico mensile?
- Il grafico registra dove i prezzi sono passati, mentre sul perché e su domani tace: il perché sta nei bilanci e nell’economia.
- Scendere di zoom aggiunge occasioni di giudizio e lascia l’informazione dov’era. Lo stesso giorno, al minuto e al mese, racconta 2 storie diverse.
- I criteri si scrivono prima di aprire la mappa: che cosa mi aspetto, e che cosa mi farebbe cambiare idea.
