Progetto editoriale di educazione finanziaria

La Vetta · Lezione 3.2 · Quanti anni di utili

Tappa 3 · Il valore delle cose · Lezione 2 di 4

Quanti anni di utili

Il patto. 14 minuti. Alla fine saprai leggere il rapporto fra prezzo e utili come un numero di anni, saprai capovolgerlo per confrontarlo con qualunque altra cosa che ti paga, e saprai perché un numero basso può essere un pericolo e un numero alto una promessa.
Favilla apre

«Ieri hai guardato l’azienda: quanto incassa, quanto le resta, quanti soldi mette davvero da parte. Oggi accanto a quei numeri si mette il prezzo, e si fa la sola domanda che li tiene insieme: quanti anni di lavoro di quell’azienda sto pagando in anticipo?»

La scena

Ad Anna capitano davanti 2 attività in vendita nella stessa settimana. Una tabaccheria storica, aperta da 40 anni, guadagna 30.000 euro l’anno e la vendono a 180.000: sono 6 anni di guadagni. Un laboratorio di pasticceria aperto da 3 anni ne guadagna 20.000 e ne chiedono 600.000: sono 30 anni. Anna decide in un secondo quale sia l’affare, poi va a vedere tutti e 2 i posti. Accanto alla tabaccheria stanno finendo un supermercato che venderà le stesse cose con l’orario continuato. Il laboratorio ha una lista d’attesa di 4 mesi e 2 ristoranti che comprano ogni mattina.

Quanti anni di utili stai pagando

Prendi il prezzo di un’azione e dividilo per l’utile per azione, cioè per quel numero che nella lezione scorsa era l’utile della panetteria diviso per le sue quote. Ottieni il rapporto prezzo/utili, che tutti chiamano P/E, dall’inglese price/earnings. Se l’azione costa 100 euro e produce 5 euro di utile per azione, il P/E è 20.

20 cosa? 20 anni. Se l’azienda continuasse a guadagnare esattamente 5 euro l’anno per ogni azione, e se ti girasse ogni centesimo, ci vorrebbero 20 anni perché i tuoi 100 euro tornassero indietro. Letto così, il P/E smette di essere una sigla e diventa una domanda che chiunque capisce: quanti anni di questa azienda sto comprando in anticipo?

Il conto vale anche per la panetteria di ieri. 1.000 quote, 10.000 euro di utile, quindi 10 euro di utile per quota. Se il cugino chiede 150 euro per una quota, sta chiedendo 15 anni. Se ne chiede 60, ne chiede 6. Il numero non dice ancora se il prezzo è giusto: dice quanti anni ci sono dentro, e da lì si comincia a discutere.

IL PREZZO DI OGGI, E LE ANNATE CHE SERVONO PER RIAVERLO paghi oggi, una volta sola 100 € L’azienda guadagna 5 € all’anno per ogni azione. QUELLO CHE COMPRI: 20 ANNATE DA 5 € 5 €5 €5 €5 €5 € 5 €5 €5 €5 €5 € 5 €5 €5 €5 €5 € 5 €5 €5 €5 €5 € 100 diviso 5 fa 20: il rapporto prezzo/utili è 20, e 20 sono gli anni. Vale se l’azienda continua a guadagnare 5 € ogni anno e ti gira ogni centesimo: 2 cose che nessuno può garantire.

Lo stesso numero, capovolto

Girato al contrario, quel rapporto dice una cosa ancora più utile. 5 euro di utile su 100 euro di prezzo fanno il 5%. Si chiama rendimento degli utili, e ha un pregio enorme: si può mettere accanto a qualunque altra cosa che ti paga qualcosa. La cedola di un titolo di Stato, l’interesse di un conto deposito, l’affitto di un appartamento rispetto a quanto lo hai pagato.

Un P/E di 20 è un rendimento del 5%. Un P/E di 40 è un rendimento del 2,5%. Un P/E di 10 è un rendimento del 10%. Sono lo stesso numero detto in 2 modi, e il secondo modo è quello che permette il confronto.

A questo punto la domanda «il mercato è caro?» diventa finalmente una domanda a cui si può rispondere, perché se ne apre un’altra sotto: caro rispetto a cosa? Rispetto a quello che ti pagano le alternative, e rispetto al rischio che ti prendi per averlo. Un rendimento degli utili del 5% quando un titolo di Stato ne paga 4 è una cosa. Lo stesso 5% quando il titolo di Stato ne paga 1 è un’altra.

LO STESSO NUMERO, LETTO NEI 2 VERSI QUANTI ANNI PAGHI prezzo diviso utile QUANTO RENDE utile diviso prezzo 10 anni 10% recuperi la spesa in 10 anni 20 anni 5% ce ne vogliono 20 40 anni 2,5% e qui ne servono 40 La colonna di destra si può mettere accanto a un titolo di Stato o a un conto deposito. È il modo in cui la domanda «è caro?» diventa «caro rispetto a cosa?», che è l’unica a cui si possa rispondere.
Provaci. Un’azione costa 60 euro e l’azienda guadagna 3 euro all’anno per ogni azione. Prima di leggere la risposta, scrivi su un foglio quanti anni di utili stai pagando, e a che rendimento corrispondono.
60 diviso 3 fa 20: sono 20 anni, esattamente come l’azione da 100 euro che ne guadagna 5. Il rendimento degli utili è 3 su 60, cioè il 5%. I prezzi sono diversi e il conto è lo stesso, perché quello che conta sono le volte che il prezzo contiene l’utile, e mai il prezzo per pezzo. Un’azione da 3 euro può essere carissima e una da 3.000 euro può essere a buon mercato: il prezzo per pezzo, da solo, non dice niente.

14 volte quali utili

C’è una trappola che sta nel modo in cui il numero viene calcolato, e vale la pena conoscerla prima di usarlo. Il P/E si può fare sugli utili degli ultimi 12 mesi, e allora è un fatto scritto nei bilanci, oppure sugli utili attesi per l’anno prossimo, e allora è una previsione fatta da qualcuno. Il primo si chiama trailing, il secondo forward.

Il secondo è quasi sempre più basso del primo, per una ragione semplice: quasi sempre gli analisti si aspettano che gli utili crescano, e un utile più grande al denominatore fa scendere il rapporto. Così la stessa azienda, lo stesso giorno, può risultare cara o a buon mercato a seconda di quale dei 2 numeri viene stampato.

Quando leggi da qualche parte che un titolo «costa solo 14 volte gli utili», la prima domanda è sempre la stessa: 14 volte quali utili? Quelli veri o quelli sperati. Se sono quelli sperati, quello che stai comprando è il rapporto di un futuro che qualcun altro ha immaginato per te.

Il numero basso non è un regalo

Qui casca la maggior parte delle persone, e casca in tutte e 2 le direzioni.

La prima. Un’azienda che quota 6 volte gli utili sembra costare un terzo di una che ne quota 18, e il numero basso somiglia a uno sconto. Molto spesso quel numero è il mercato che ha già capito qualcosa, e cioè che quegli utili non torneranno. Chi ci lavora la chiama trappola di valore: sembra a buon mercato perché sta scendendo. Compri 6 volte un utile che l’anno prossimo sarà la metà, e senza aver fatto niente ti ritrovi ad averne pagate 12. L’anno dopo 24.

C’è poi una famiglia di aziende dove il numero basso arriva puntuale nel momento peggiore, e sono quelle cicliche: un produttore di acciaio, al culmine del ciclo, guadagna cifre enormi. Il prezzo sale, ma gli utili salgono più in fretta, quindi il rapporto scende e il titolo sembra a buon mercato proprio quando è più esposto. Poi il ciclo gira, gli utili crollano, e il rapporto esplode mentre il prezzo affonda.

IL PREZZO RESTA FERMO, E IL NUMERO DI ANNI SI ALLUNGA DA SOLO HAI PAGATO 60 MILIONI, E QUESTO NUMERO NON CAMBIA PIÙ QUANDO COMPRI utile dell’anno 10 milioni anni che stai pagando 6 UN ANNO DOPO utile dell’anno 5 milioni anni che hai pagato 12 DUE ANNI DOPO utile dell’anno 2,5 milioni anni che hai pagato 24 Il 6 di partenza sembrava uno sconto, e nessuno ti ha chiesto niente per trasformarlo in 24. Numeri inventati a scopo didattico. La domanda da fare davanti a un numero basso è sempre la stessa: quegli utili reggono?
Provaci. Compri a 6 volte gli utili un’azienda che guadagna 10 milioni. L’anno dopo ne guadagna 5, e il prezzo che hai pagato è quello. Prima di leggere la risposta, scrivi quante volte gli utili hai pagato davvero.
Hai pagato 60 milioni per 10 milioni di utile, cioè 6 volte. Con l’utile a 5 milioni, quei 60 milioni sono 12 volte. Se l’anno dopo scende a 2,5, sono 24 volte. Il prezzo che hai pagato non cambia più, e il numero di anni che hai comprato si allunga da solo mentre stai fermo a guardare. È il motivo per cui un rapporto basso, da solo, non è mai una ragione per comprare: la domanda vera è se quegli utili reggono.

Il numero alto è una promessa

La seconda direzione è l’opposta, e ci casca chi ha imparato la prima metà della lezione. Pagare 30 volte gli utili di un’azienda che li fa crescere del 20% l’anno, protetta da un vantaggio che i concorrenti non riescono a scalfire, può essere un affare migliore che pagarne 8 per un’azienda che si sta spegnendo.

Un multiplo alto è una promessa. Il punto è che la promessa deve essere mantenuta, e chi la fa deve dimostrare di poterla mantenere. L’onere della prova sta lì, e cresce insieme al numero: a 15 volte gli utili basta che l’azienda continui a fare quello che fa, a 30 deve crescere, a 60 deve crescere molto e a lungo, e senza inciampi.

È la stessa cosa che Anna ha capito camminando: 6 anni di guadagni di una tabaccheria con un supermercato che apre di fianco possono essere più cari di 30 anni di un laboratorio con la lista d’attesa. Il numero non decide da solo, e chiede sempre la stessa cosa: che cosa deve succedere perché questo prezzo abbia senso.

Una cosa che quasi nessuno sa

Fine marzo del 2000. L’azienda che produce gli apparati con cui si costruisce internet diventa per qualche giorno la società più preziosa del mondo: circa 555 miliardi di dollari. Non era una scatola vuota, e chiuse quell’esercizio con 18,9 miliardi di ricavi e 2,67 miliardi di utile netto. Fai il conto che ormai sai fare: 555 diviso 2,67 fa circa 200 anni di utili, pagati in anticipo, cioè un rendimento degli utili di mezzo punto percentuale. Meno di un conto corrente. L’anno dopo i ricavi salirono ancora, a 22,3 miliardi, ma il margine sui prodotti scese dal 64,9% al 47,9%, il magazzino andò svalutato per miliardi, e il bilancio chiuse con 1 miliardo di perdita. L’azienda non è fallita, esiste ancora, fa utili e paga dividendi: chi comprò in quei giorni rivide il proprio prezzo di carico 25 anni dopo.

L’avvertenza di Favilla

Un’azienda ottima comprata a un prezzo assurdo è un pessimo investimento, e un’azienda mediocre comprata a un prezzo ridicolo può essere un buon affare, se il declino è già tutto nel prezzo. Il titolo non sa che lo possiedi, e il prezzo che hai pagato non se lo dimentica nessuno tranne te. Per questo la domanda utile non è «è una bella azienda?», che è facile, ma «quanto vale, e quanto sto pagando?».

Il simulatore · quanti anni stai pagando

prezzo 100 €
utile per azione 4,0 €
quanto ti danno altrove 3,5%
1 azione, 3 numeriutile fermo per ipotesinumeri inventati
Numeri inventati a scopo didattico. Il conto è quello vero: gli anni sono il prezzo diviso l’utile per azione, e il rendimento degli utili è lo stesso rapporto capovolto. L’ipotesi che l’utile resti fermo per tutti quegli anni non si avvera quasi mai, ed è il motivo per cui questo numero apre la discussione invece di chiuderla.
Favilla, in 3 punti
  1. Il prezzo diviso l’utile per azione dice quanti anni di utili stai pagando in anticipo. Lo stesso numero capovolto è il rendimento degli utili, e serve a rispondere alla domanda «caro rispetto a cosa?».
  2. Un rapporto basso non è uno sconto: molto spesso il mercato ha già capito che quegli utili caleranno, e allora il numero di anni che hai comprato si allunga da solo mentre stai fermo.
  3. Un rapporto alto è una promessa di crescita, e l’onere della prova cresce insieme al numero. Davanti a un multiplo alto la domanda è che cosa deve succedere perché abbia senso.

Il quiz, 3 domande

1. Un’azione costa 80 euro e l’azienda guadagna 4 euro per azione. Che cosa stai pagando?
80 diviso 4 fa 20, quindi 20 anni. Capovolto, 4 su 80 fa il 5%. Il prezzo per pezzo, da solo, non dice niente: quello che conta è quante volte gli utili.
2. Un titolo quota 5 volte gli utili, il numero più basso del suo settore. Che cosa si fa prima di comprarlo?
Molto spesso un numero basso è il mercato che ha già capito qualcosa sugli utili futuri. Se l’utile si dimezza, 5 volte diventano 10 senza che il prezzo pagato cambi di un euro.
3. In un articolo leggi che un titolo «costa solo 14 volte gli utili». Qual è la prima domanda?
Il rapporto sugli utili passati è un fatto che sta nei bilanci, quello sugli utili attesi è una previsione, e quasi sempre è più basso. La stessa azienda, lo stesso giorno, sembra cara o a buon mercato a seconda di quale dei 2 numeri viene stampato.
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