Da dove esce quella linea
«Da qui in avanti il cammino passa fra gli attrezzi di misura. Sono quelli che vedi in ogni piattaforma, con le sigle in maiuscolo e le linee colorate, e sono anche quelli che si prendono per oracoli con più facilità. Prima di guardarli uno per uno conviene capire come sono fatti dentro, perché da lì discende tutto quello che possono dirti e tutto quello che non possono.»
Anna ha visto un video in cui uno spiega che «finché il prezzo sta sopra la sua media a 200 giorni si sta tranquilli». Apre la sua piattaforma, cerca il menù degli indicatori e accende quella linea. Il grafico diventa subito più serio. 2 giorni dopo ne guarda un altro, dove un signore molto sicuro di sé usa la media a 50 giorni e dice l’opposto sullo stesso mercato. Adesso Anna ha 2 linee sullo schermo, 2 verdetti diversi, e nessuna idea di chi le calcoli.
Ogni linea è un conto, e lo puoi rifare a mano
Sopra un grafico non arriva mai niente dall’esterno. Ogni linea, ogni sigla e ogni numero colorato nascono dagli stessi prezzi che stai già guardando, passati dentro un’operazione di aritmetica che qualcuno ha scritto una volta e che il programma ripete a ogni chiusura.
La più vecchia e la più usata l’hai già incontrata nella lezione 2.3, La direzione: si prendono gli ultimi prezzi di chiusura, si sommano, si divide per quanti sono, e domani si rifarà lo stesso conto buttando via il più vecchio e aggiungendo quello nuovo. Il punto che esce da quel conto viene appoggiato sul grafico, e i punti di 200 giorni di fila, messi in fila, sono la linea del video di Anna.
Quella linea contiene soltanto informazioni che erano già nei prezzi, ed è un riassunto aritmetico di quello che hai davanti, disegnato in un colore diverso. Nessun ufficio studi la calcola, nessuno le ha fatto leggere i bilanci, e di quello che succederà domani sa esattamente quanto ne sai tu.
Gli altri attrezzi del campo, quelli con le sigle, fanno la stessa cosa con conti un po’ più lunghi: uno somma i rialzi e i ribassi degli ultimi giorni e li mette in rapporto, un altro sottrae 2 medie fra loro, un altro ancora misura di quanto si è spostato il prezzo dentro una giornata. Cambiano gli ingredienti, resta la ricetta: prezzi passati dentro, un numero fuori.
Lo stesso strumento, 2 numeri, 2 verdetti opposti
Dentro ogni conto c’è una quantità che qualcuno deve scegliere: quanti giorni, quanti mesi, quante settimane. Anna ne ha viste 2 in 2 giorni, 200 e 50, e sono la stessa identica ricetta con un ingrediente contato in modo diverso.
Quanto pesa quella scelta si può misurare, e il posto giusto per farlo è la storia lunga. Sulla serie dell’indice americano dal gennaio 1871, cioè 1.866 mesi veri, ho contato quante volte il prezzo attraversa la propria media, che è il momento in cui uno strumento del genere «cambia idea»:
- con la media calcolata sugli ultimi 3 mesi: 538 attraversamenti, cioè uno ogni 3 mesi e mezzo;
- con quella sugli ultimi 10 mesi: 185;
- con quella sugli ultimi 40 mesi: 74, cioè uno ogni 2 anni.
Stessi prezzi, stesso mercato, stesso identico conto. Il numero di volte in cui lo strumento dice di cambiare direzione passa da 538 a 74 soltanto perché qualcuno ha scelto un ingrediente invece di un altro.
C’è un secondo conto che dice la stessa cosa da vicino. Mese per mese ho confrontato il verdetto della linea a 10 mesi con quello della linea a 40: sopra la media oppure sotto. Su 1.827 mesi confrontabili, le 2 linee si contraddicono in 410 mesi, cioè nel 22,4% dei casi.
Detto in modo più concreto: per più di 1 mese su 5, negli ultimi 155 anni, 2 persone davanti allo stesso schermo, con lo stesso strumento acceso e una taratura diversa, avrebbero letto l’opposto. Nel 2009 è andata avanti così per 7 mesi di fila, da giugno a dicembre.
Le 3 domande da fare a qualunque linea
Da come sono fatti questi attrezzi discendono 3 difetti che si portano dietro tutti, dal più semplice al più complicato. Sono anche 3 domande da fare prima di dare retta a uno strumento nuovo.
1. Di che cosa è fatta? Di passato, quindi arriva dopo
Una media di 10 mesi contiene 10 mesi finiti. Quando il mercato gira, la linea deve aspettare che il fatto nuovo entri nel conto e pesi abbastanza da spostarla: nel frattempo il movimento è già cominciato. John Murphy, che ha scritto il manuale più usato al mondo su questi strumenti, lo dice così: «Per la sua natura matematica, la media mobile è sempre in ritardo sulle tendenze del mercato», e il ritardo «non potrà mai essere eliminato del tutto».
Il ritardo si misura. Il minimo della crisi del 2008 sull’indice americano cade a marzo 2009. La linea a 10 mesi torna sopra il prezzo a giugno 2009, quando il mercato era già risalito del 23%. Quella a 40 mesi lo fa ad aprile 2010, con la risalita già arrivata al 62%. Tutte e 2 hanno fatto esattamente il loro mestiere, che è riassumere il passato.
2. Chi ha scelto quel numero, e perché proprio quello?
I numeri che trovi impostati di serie nelle piattaforme hanno una storia, e quasi sempre è una storia degli anni ’70, quando i conti si facevano a mano su carta millimetrata. Murphy li fa risalire ai cicli del mercato di allora, in particolare al mese di contrattazioni, che sono 20 o 21 giorni: da lì discendono il 40 come doppio di 20, il 10 come metà, il 5 come metà ancora. Il 14 di alcuni indicatori è la metà di 28, cioè di un mese di calendario. La terna 4, 9 e 18 la propose R.C. Allen.
Erano scelte ragionevoli allora, in un mercato diverso, con quegli strumenti. Sono arrivate fino a oggi perché nessuno le ha più toccate, e adesso vivono dentro i menu come se fossero misure di natura, tipo i gradi di ebollizione dell’acqua.
3. Su quale storia è stata tarata?
C’è una tentazione naturale, davanti a uno strumento con una manopola: provare tutti i numeri e tenere quello che sui dati passati avrebbe funzionato meglio. Il risultato somiglia a una scoperta e quasi sempre è solo la fotografia di quello che è già successo. Alexander Elder, parlando di un altro strumento di questo campo, lo dice senza giri di parole: «Ritoccando la lunghezza del MACD potete far sì che esso vi dia qualunque segnale volete, pur usando gli stessi dati».
La difesa è quella che usano i tecnici seri: si cerca il numero su un pezzo di storia e lo si prova su un pezzo diverso, che non è stato usato per sceglierlo. Se regge anche lì, qualcosa vuol dire. Se cambia, quel numero raccontava soltanto gli anni da cui è stato tirato fuori.
La media più comune di tutte si muove 2 volte per ogni giornata nuova: una quando entra il prezzo di oggi, e una quando esce dal conto quello del giorno più vecchio. Elder lo segnala come un difetto vero: quei secondi movimenti «non hanno nulla a che vedere con la reale dinamica di mercato». Detto altrimenti, ogni tanto la linea si muove per un fatto di 200 giorni fa che sta uscendo dalla finestra, e chi guarda crede che sia successo qualcosa oggi.
Il numero più onesto su questi attrezzi lo ha dato chi li ha inventati. Welles Wilder, che ha costruito 3 degli indicatori più diffusi al mondo, stimava che gli strumenti che seguono una tendenza lavorino bene il 30% delle volte, cioè quando una tendenza forte c’è davvero. Murphy riporta quella stima e ne trae la conseguenza: significa che «non funzionano il 70% delle volte circa: un limite operativo notevole». Chi te li presenta come un semaforo ti sta raccontando il 30% e ti sta nascondendo il resto.
Il simulatore · sposta il numero, guarda cambiare il verdetto
Su 100 mesi, quante volte le 2 linee danno un verdetto opposto?
- Ogni linea sopra un grafico è un conto fatto sui prezzi che stai già guardando. Non porta niente da fuori, e si può rifare a mano.
- Dentro quel conto c’è un numero scelto da qualcuno, e quel numero cambia il verdetto: sugli ultimi 155 anni la linea a 10 mesi e quella a 40 si contraddicono nel 22,4% dei mesi.
- Le 3 domande da fare a qualunque strumento: di che cosa è fatto, chi ha scelto i suoi numeri, su quale storia sono stati tarati.
