Aggiornamento · ottobre 2026
Abbiamo riscritto questo articolo il 6 ottobre 2026. La prima versione, del novembre 2025, indicava quanta parte del patrimonio mettere in cripto e come comprarle: sono scelte che dipendono dalla situazione di ciascuno, e le abbiamo tolte. Sono rimaste le cose che servono a capire, con le regole fiscali in vigore dal 2026.
Bitcoin è nato nel 2009 ed Ethereum nel 2015, e in Italia dal 1° gennaio 2026 i guadagni realizzati vendendoli si pagano al 33%, mentre su azioni e fondi si paga il 26%. Per chi manda avanti un’azienda o una famiglia, e ha poco tempo per studiarli, conviene partire dalle differenze fra i 2.
2 cose diverse
Bitcoin segue regole di emissione fissate all’inizio: ne potranno esistere al massimo 21 milioni, e nessuna banca centrale ne può stampare altri. Non paga cedole né dividendi, quindi il suo prezzo dipende soltanto da quanto qualcuno è disposto a pagarlo. Ethereum è una rete su cui girano programmi che eseguono da soli quello che c’è scritto dentro (si chiamano smart contract, contratti automatici), e su cui nascono altre monete digitali e applicazioni: il suo prezzo dipende anche da quanto quella rete viene usata.
Quanto si sono mossi
Prima di leggere il paragrafo che segue, scrivi su un foglio di quanto pensi che possa scendere il prezzo di Bitcoin in un anno, al massimo.
Fra il dicembre 2017 e il dicembre 2018 Bitcoin ha perso circa l’84% del suo valore, e fra il novembre 2021 e il novembre 2022 circa il 77%. Ethereum, in quegli stessi anni, è sceso ancora di più: oltre il 90% nel 2018 e circa l’80% fra il 2021 e il 2022. Con un prezzo che può perdere più di metà del suo valore in un anno, la prima cosa da chiedersi è quanto di quella cifra si potrebbe perdere senza cambiare i propri piani: la casa, la pensione, gli studi dei figli. La risposta è personale, ed è il primo argomento da portare a chi conosce la propria situazione.
Dove si tengono: 3 strade
In un portafoglio proprio. Le monete sono legate a una chiave privata, una specie di password lunghissima: chi la possiede le può spostare, e chi la perde le perde per sempre, perché nessuno la può recuperare. Chi sceglie questa strada di solito usa un hardware wallet, un piccolo dispositivo che tiene la chiave fuori da internet, e ne conserva una copia di riserva in un posto sicuro.
Su una piattaforma di scambio. Le chiavi le tiene la piattaforma, e il rischio passa su di lei: se fallisce o viene attaccata, i clienti possono perdere l’accesso alle monete. In Europa chi offre questi servizi deve essere autorizzato secondo il regolamento MiCA (Reg. UE 2023/1114), e l’ESMA, l’autorità europea dei mercati, pubblica l’elenco degli autorizzati: è il primo posto dove guardare. La Consob pubblica sul suo sito anche gli avvisi sui siti abusivi che ha fatto oscurare.
Con uno strumento quotato in Borsa che ne segue il prezzo (si chiamano ETP o ETN). Si compra in banca come un’azione, ha un codice ISIN e un KID, il documento di 3 pagine con costi e rischi, e la custodia la fa la banca. Resta il rischio del prezzo, e a seconda di come è costruito si aggiunge quello di chi emette lo strumento.
Le tasse, dal 2026
Dal 1° gennaio 2026 i guadagni realizzati con le cripto-attività, cioè la differenza fra il prezzo di vendita e quello di acquisto, si pagano al 33%. Fanno eccezione i token di moneta elettronica in euro, monete digitali agganciate all’euro, che restano al 26%, e il cambio fra euro e questi token non conta come vendita. La regola sta oggi anche nel nuovo testo unico delle imposte sui redditi (D.Lgs. 117/2026, art. 304, comma 7). Per gli strumenti quotati in Borsa le regole possono essere diverse, e possono esserci obblighi di dichiarazione ogni anno anche senza vendere: si chiede a chi prepara la propria dichiarazione dei redditi.
Le carte in ordine
Le tasse si calcolano sul prezzo d’acquisto, e il prezzo d’acquisto va dimostrato. Per questo conviene tenere in una cartella sola le ricevute di ogni acquisto e di ogni vendita, gli estratti delle piattaforme e i movimenti del conto da cui partono i bonifici, con nomi dei file che si capiscono anche a distanza di anni.
5 domande da farsi prima
- Che cosa compro: Bitcoin, Ethereum, o uno strumento quotato che ne segue il prezzo?
- Chi tiene le chiavi: io, una piattaforma o una banca?
- Chi offre il servizio è nell’elenco degli autorizzati?
- Quanto costa entrare, tenere e uscire, in euro su 1.000 euro?
- Quanto potrei veder scendere il prezzo senza cambiare i miei piani?
Per le parole che si incontrano su queste piattaforme c’è il glossario, e per capire dove si comprano gli strumenti finanziari c’è la lezione Dove si comprano. Quanto spazio dare alle cripto dentro i propri risparmi si decide con chi conosce la propria situazione, per esempio un consulente finanziario iscritto all’albo, e le tasse con il commercialista o con chi prepara la dichiarazione dei redditi.
Domande frequenti
- Domanda: Bitcoin ed Ethereum sono la stessa cosa?
Risposta: Hanno regole e usi diversi: di Bitcoin ne potranno esistere al massimo 21 milioni, mentre Ethereum è una rete su cui girano programmi e applicazioni. - Domanda: Quanto si paga di tasse in Italia?
Risposta: Dal 1° gennaio 2026 il 33% sui guadagni realizzati, e il 26% per i token di moneta elettronica in euro. - Domanda: Come si controlla chi offre questi servizi?
Risposta: Sull’elenco degli autorizzati secondo il regolamento MiCA, che pubblica l’ESMA, e sugli avvisi della Consob.
Disclaimer
Contenuti educativi e informativi. Non sono consulenza in materia di investimenti né raccomandazioni personalizzate ai sensi di MiFID II e del TUF. Le cripto-attività possono perdere in breve tempo gran parte del loro valore, fino alla perdita totale del capitale. I dati storici citati non dicono niente sull’andamento futuro.
Edoardo Calcinotto
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