Quando è tirato troppo
«Nella lezione prima hai visto come nasce una linea, e che dentro il conto c’è sempre un numero scelto da qualcuno. Adesso guardiamo il più famoso di questi attrezzi, quello che quasi tutti hanno sentito nominare almeno una volta: dice quando una salita è stata veloce. Poi ti mostro quanto spesso quel campanello suona senza che dietro ci sia niente.»
Ad Anna hanno detto una frase che suona tecnica: «è ipercomprato, sta per scendere». Lei ha capito il tono, che era quello di chi sa qualcosa, e ha capito la conclusione, che era di aspettare. Non ha capito da dove venga il verdetto, e non ha chiesto: chiedere le sarebbe sembrato ammettere di non essere all’altezza della conversazione.
Che cosa misura davvero
La parola difficile sta per un conto semplice. Si guardano gli ultimi periodi, si mettono da una parte tutte le volte in cui il prezzo ha chiuso in salita e dall’altra tutte quelle in cui ha chiuso in discesa, si fa la media di ognuna delle 2 pile e si mette la prima sopra la seconda. Se le salite pesano molto più delle discese il numero corre verso l’alto, e se pesano meno scende.
Quel rapporto viene poi schiacciato dentro una scala da 0 a 100, così da poterlo disegnare sempre nello stesso riquadro. Il risultato si chiama RSI, l’ha costruito Welles Wilder e sta dentro un libro del 1978, New Concepts in Technical Trading Systems: lo stesso libro che contiene altri 2 degli attrezzi di questo campo.
Il nome inganna, e lo dice per primo John Murphy, che di questi strumenti ha scritto il manuale: «Il termine relative strength o forza relativa […] è in parte improprio e crea spesso confusione», perché «l’indice di Wilder non misura affatto la forza relativa tra due differenti entità». Non confronta un titolo con il mercato, come il nome lascerebbe pensare: confronta un titolo con sé stesso, guardando le sue ultime giornate.
La soglia che scatta il 40% del tempo
Sopra quella scala da 0 a 100 sono state disegnate 2 righe: 70 in alto e 30 in basso. Oltre la prima si dice «ipercomprato», sotto la seconda «ipervenduto», e sono le 2 parole che Anna si è sentita dire.
Ho misurato quelle righe sulla storia lunga, cioè sull’indice americano dal gennaio 1871, con la finestra contata in mesi. Il risultato è questo: negli ultimi 155 anni il mercato è stato sopra la riga dei 70 per il 40,4% del tempo.
Vale la pena di soppesarlo, perché una soglia serve a segnalare un’eccezione: qui l’eccezione dura 4 mesi su 10. Alexander Elder, che pure di questi strumenti vive, dà la regola giusta per tararle: «posizionate le linee di ipercomprato e di ipervenduto in maniera tale che [l’oscillatore] spenda circa il 5 per cento del suo tempo oltre le stesse», e aggiunge che vanno rifatte ogni 3 mesi.
Applicando quella regola a questi 155 anni, la riga andrebbe messa a 87,6 invece che a 70. Con la soglia standard il campanello suona 72 volte; con quella tarata sui dati veri suonerebbe 16 volte in 155 anni, e ogni volta vorrebbe dire qualcosa.
E dopo il campanello, che cosa è successo
La domanda che conta non è quante volte suona, ed è che cosa è successo dopo. Ho preso tutte e 72 le volte in cui l’indice è entrato sopra la soglia dei 70 e ho guardato dov’era 12 mesi dopo: in 54 casi su 70 misurabili era più alto. Chi avesse venduto al campanello, per il solo fatto che suonava, avrebbe fatto una scelta che si è rivelata prematura quasi 8 volte su 10.
C’è poi il caso che spiega meglio di ogni percentuale che cosa vuol dire «ipercomprato» in un mercato che sale. Dal febbraio 1995 all’agosto 1998 l’indice è rimasto oltre quella soglia per 43 mesi di fila, cioè per 3 anni e mezzo, e in quei 43 mesi è salito del 139%. Chi fosse uscito al primo campanello avrebbe guardato quel 139% da fuori.
Murphy lo scrive come avvertimento, dentro il capitolo che spiega lo strumento: «nei forti mercati rialzisti, le fasi d’ipercomprato possono durare per molto tempo», e uscire per quel motivo «può portare a precipitose uscite da un trend ancora potenzialmente rialzista».
Il numero 14 che trovi impostato di serie in ogni piattaforma non nasce da uno studio: Wilder lo scelse nel 1978 perché è la metà di 28, cioè di un mese di calendario, e con quella misura i conti si facevano comodamente a mano. Murphy lo spiega collegandolo ai cicli di allora. Da 47 anni quel 14 sta acceso in milioni di schermi, e quasi nessuno lo ha mai cambiato.
Quando qualcuno usa la parola «ipercomprato» per dirti che è il momento di vendere, sta prendendo una misura del passato e trasformandola in una previsione. Sono 2 mestieri diversi, e il secondo quell’attrezzo non lo sa fare. Su questo sito c’è un esperimento che lo mostra con i conti in mano, fatto con un robot che seguiva regole di questo tipo su 12 anni: il robot aveva ragione quasi 8 volte su 10 e ha guadagnato 10 volte meno del mercato.
Il simulatore · sposta la soglia, conta le volte che suona
Negli ultimi 155 anni, quanto tempo l’indice americano ha passato oltre quella riga?
- L’RSI mette la media delle salite sopra quella delle discese degli ultimi periodi, e schiaccia il risultato in una scala da 0 a 100. Tutto qui.
- La soglia dei 70 lascia fuori il 40,4% dei mesi degli ultimi 155 anni. Tarata come vuole chi quegli strumenti li usa per mestiere, starebbe a 87,6.
- Delle 72 volte in cui il campanello ha suonato, 12 mesi dopo il mercato era più alto in 54 casi su 70. Una volta è rimasto oltre la soglia per 43 mesi di fila.
